{"id":5913,"date":"2018-11-05T16:45:08","date_gmt":"2018-11-05T16:45:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=5913"},"modified":"2026-01-19T18:47:31","modified_gmt":"2026-01-19T17:47:31","slug":"indagine-last-gli-italiani-auspicano-un-futuro-di-crescita-per-il-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2018\/11\/05\/indagine-last-gli-italiani-auspicano-un-futuro-di-crescita-per-il-paese\/","title":{"rendered":"Indagine LaST: gli italiani auspicano un futuro di crescita per il Paese"},"content":{"rendered":"<p>Crescere o decrescere? Meglio crescere, dando pi\u00f9 attenzione alle nuove dimensioni dello sviluppo come la sostenibilit\u00e0 e l\u2019attenzione all\u2019ambiente. Insomma, dobbiamo proseguire a produrre e lavorare ponendo al centro la qualit\u00e0 del progresso. La prospettiva di una decrescita non rientra nell\u2019orizzonte di vita delle persone. Di fronte al dilemma, \u00e8 netto l\u2019indirizzo che emerge dagli italiani interpellati nell\u2019ultima ricerca di Community Group per La Stampa. Ed \u00e8 un\u2019indicazione in controtendenza rispetto a quanto stiamo assistendo in questi mesi, dove il motivo di fondo \u2013 in particolare dell\u2019esecutivo lega-stellato, pur con alcuni distinguo interni \u2013 \u00e8 marcato da un sentiment di negativit\u00e0 nei confronti di qualsiasi opera di rilievo e verso i ceti produttivi.<\/p>\n<p>Dietro l\u2019ormai reiterata e stereotipata richiesta di voler valutare il rapporto costi-benefici per ogni opera, si prospetta l\u2019intenzione (si passi la metafora) di tirare il freno a mano di un\u2019auto che peraltro gi\u00e0 procede troppo lentamente. E la stima ultima della non-crescita del PIL nel terzo trimestre di quest\u2019anno \u00e8 l\u00ec a ricordarlo. Prima l\u2019Ilva e poi la TAP, cui invece hanno dovuto obtorto collo dare il via libera. Ma il no ai Giochi Olimpici a Roma, quello pronunciato dal Comune di Torino sulla TAV e l\u2019addio ai Giochi invernali con Milano e Cortina, i dubbi pronunciati su TAV a Nord Est, il tunnel del Brennero, la superstrada Pedemontana, e sicuramente scordiamo altre opere, sottendono una visione negativa dello sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-6472 aligncenter\" src=\"https:\/\/community.ingegneriareputazionale.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/LaStampa_LAST_05.11.18.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"191\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/La-Stampa_p.9.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 5 novembre 2018<\/a><\/p>\n<p>Ora, non c\u2019\u00e8 dubbio che un insieme di scelte operate da amministratori locali e nazionali, da imprese, ma anche da privati cittadini (si veda il caso degli abusi edilizi) non abbiano saputo salvaguardare una crescita ordinata e lungimirante delle nostre citt\u00e0, del territorio e dell\u2019ambiente. Dagli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro ambiente, all\u2019inquinamento; dalla carenza delle infrastrutture, alla cementificazione del territorio: gli esempi negativi non mancano. Tuttavia, l\u2019interrogativo \u00e8 se per re-indirizzare lo sviluppo si debba buttare via il bambino con l\u2019acqua sporca oppure distinguere attentamente i pro e i contro, e con la dovuta progressione spostare le politiche su uno sviluppo legato all\u2019innovazione e alla sostenibilit\u00e0. Ed \u00e8 proprio questa l\u2019indicazione che emerge dalla grande maggioranza degli intervistati.<\/p>\n<p>Due terzi degli italiani (65,6%) considera necessario continuare a produrre e lavorare per poter crescere, ma sottolineando la necessit\u00e0 di prestare una maggiore attenzione alla qualit\u00e0 dello sviluppo, proprio per evitare gli errori del passato. A questa visione, si affianca una prospettiva di tipo conservatrice della crescita, legata al timore di perdere la ricchezza acquisita (18,8%) e quindi di proseguire lungo la strada fin qui percorsa. Dunque, pur con sfumature diverse, complessivamente pi\u00f9 dei quattro quinti (84,4%) della popolazione guarda al futuro con l\u2019aspettativa di continuare a progredire. Una visione vicina all\u2019idea di decrescita, invece, accarezza una quota largamente minoritaria, bench\u00e9 non marginale, degli intervistati: in generale, poco pi\u00f9 di un quinto (15,6%) ritiene che una maggiore qualit\u00e0 dello sviluppo deve avvenire riducendo il ritmo della crescita (11,8%) e il 3,8% pensa che il benessere accumulato sia pi\u00f9 che sufficiente: la strategia \u00e8 quella di difenderlo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, possiamo identificare tre visioni dello sviluppo. Quella pi\u00f9 consistente e che abbraccia la grande maggioranza della popolazione (65,6%) disegna uno \u201csviluppo qualitativo\u201d: \u00e8 necessario continuare a crescere, ma diversamente dal passato. \u00c8 una prospettiva condivisa soprattutto dalle giovani generazioni e dagli studenti, dagli imprenditori, da chi ha un titolo di studio pi\u00f9 elevato e vive nel Nord Italia. La prospettiva di una \u201ccrescita tradizionale\u201d, in linea col passato, coinvolge il 18,8% degli interpellati, in particolare fra chi ha un basso titolo di studio, le casalinghe e i pensionati e, emblematicamente, chi vive nel Mezzogiorno e non ha ancora conosciuto una reale crescita economica. La visione della \u201cdecrescita\u201d (15,6%) interessa maggiormente chi ha raggiunto gi\u00e0 posizioni lavorative di rilievo (come i dirigenti) e, per converso, i disoccupati che plausibilmente in questo modo avvertirebbero di meno la perdita di status. Ma \u00e8 a Nord Est che la decrescita fa proporzionalmente maggiori adepti: territorio ricco economicamente, frutto di una crescita avvenuta in modo effervescente, ma anche disordinata che non pochi disastri ha realizzato sul territorio.<\/p>\n<p>Che ci sia bisogno di immaginare uno sviluppo ulteriore del nostro paese non \u00e8 soltanto un\u2019ideale astratto, ma \u00e8 ancorato a reali necessit\u00e0. \u00c8 sufficiente osservare la valutazione de gli italiani verso una serie di servizi del nostro paese, rispetto alla media europea, per comprenderlo. L\u2019unico servizio che ritengono analogo o migliore su scala europea \u00e8 il sistema sanitario (63,8%). Sebbene con grandi differenze territoriali: largamente promosso a Nord Est (83,6%) e a Nord Ovest (75,8%), ampiamente bocciato nel Mezzogiorno (46,0%). Per il resto della classifica, i servizi proposti si collocano ben al di sotto della media continentale. Nell\u2019ordine troviamo il sistema scolastico (42,3%), la connettivit\u00e0 (wi-fi\/internet\/banda larga: 37,5%), il sistema infrastrutturale (strade, autostrade, aeroporti: 33,1%) e delle ferrovie (30,1%), il fisco (15,0%). Ciascuna di queste voci conosce divari territoriali significativi, ma in generale tutti prefigurano un grave ritardo rispetto alla media europea.<\/p>\n<p>Di qui, l\u2019idea del futuro del paese, fondata su esigenze reali, non pu\u00f2 essere segnata da un generale \u201cfermiamo le macchine\u201d o da cesure nette (irrealistiche) col\u00a0passato. Perch\u00e9 viviamo in un sistema di relazioni nazionali e internazionali complesso e che va gestito adeguatamente: con capacit\u00e0 di mediazione, interlocuzione e prospettive chiare sullo sviluppo. La misura del PIL non contiene (ancora) la felicit\u00e0 delle persone, ma per ridare loro felicit\u00e0 \u00e8 necessario costruire il PIL. No PIL? No party.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dall\u201912 al 25 settembre 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.427 (su 15.033 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,6%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crescere o decrescere? Meglio crescere, dando pi\u00f9 attenzione alle nuove dimensioni dello sviluppo come la sostenibilit\u00e0 e l\u2019attenzione all\u2019ambiente. 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