{"id":5842,"date":"2018-01-29T11:45:14","date_gmt":"2018-01-29T11:45:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=5687"},"modified":"2026-01-19T18:47:46","modified_gmt":"2026-01-19T17:47:46","slug":"gli-italiani-alla-prova-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2018\/01\/29\/gli-italiani-alla-prova-elettorale\/","title":{"rendered":"Gli italiani al voto"},"content":{"rendered":"<p>Diminuisce il distacco degli italiani dalla politica, ma non aumenta l\u2019identificazione verso i partiti. Piuttosto, cresce una \u201cvicinanza disincatata\u201d e, soprattutto, un atteggiamento negoziale verso l\u2019offerta politica. Ci\u00f2 si spiega osservando lo svolgersi di una campagna elettorale attraversata da un <em>fil rouge<\/em>: l\u2019incertezza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una novit\u00e0 in assoluto, ma questa volta appare pervasiva fra gli schieramenti e all\u2019interno degli stessi. C\u2019\u00e8 una politica delle incertezze e un\u2019incertezza verso la politica. La prima \u00e8 determinata da un insieme di fattori. La stessa nuova legge elettorale, sulla scorta delle previsioni di voto, sembra consegner\u00e0 al paese una tri-polarit\u00e0 che \u2013 allo stato attuale, se si vorr\u00e0 dare un governo \u2013 richieder\u00e0 almeno che due poli si accordino fra loro. Situazione oggi deplorata e rifuggita nelle dichiarazioni ufficiali, per non scontentare la propria base elettorale, ma che dietro le quinte vede i diversi attori cercare abboccamenti reciproci. Che dire poi dei proclami elettorali. Proprio per cercare di attrarre un elettorato disaffezionato, s\u2019\u00e8 generato un vero e proprio \u201cmercato delle promesse\u201d, una sorta di bazar elettorale, dal quale recentemente gli stessi vescovi hanno messo in guardia. E che, paradossalmente, trova gli stessi alleati all\u2019interno delle coalizioni in disaccordo fra loro. Dunque, ci ritroviamo di fronte a una politica che si mostra indeterminata nelle sue visioni e nei programmi per il futuro del paese. \u00c8 la politica delle incertezze.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 il riverbero di un\u2019altra dimensione che spaventa le forze politiche: l\u2019incertezza verso la politica. Essa trova alimento nella possibilit\u00e0 che un novero cospicuo di elettori non si rechi alle urne, in particolare fra le giovani generazioni. Nell\u2019ultima tornata elettorale nazionale (2013) si \u00e8 toccato il picco pi\u00f9 elevato delle astensioni dove un elettore su quattro (25,1%) ha rifiutato di esercitare il proprio diritto di voto. E una simile quota di persone, se mobilitata, sposta decisamente gli equilibri fra le forze politiche. Non \u00e8 un caso che il Presidente Mattarella, nel suo discorso di fine d\u2019anno, abbia rivolto un accorato appello alle giovani generazioni che per la prima volta accedono al voto affinch\u00e9 partecipino a scrivere una nuova pagina per la storia del paese. Un appello cui tutti gli attori politici si sono associati.<\/p>\n<p>La ricerca di Community Media Research pi\u00f9 che sondare le intenzioni di voto, ha esplorato gli orientamenti nei confronti della politica, dei partiti e le motivazioni che lo precedono. Il dibattito politico fa emergere una maggiore attenzione ai temi elettorali e un crescente sentimento di vicinanza alle formazioni politiche. Ma sempre tenendo una certa distanza.<\/p>\n<p>Il confronto con una precedente rilevazione, svolta all\u2019epoca delle ultime elezioni amministrative regionali (2015), mette in luce come non aumenti il livello di identificazione con un partito (16,0%, era il 17,7% nel 2015). Piuttosto, cresce un generico interessamento verso un partito (31,0%, dal 18,0% del 2015). Soprattutto \u00e8 un sentimento negoziale ad aumentare in misura pi\u00f9 cospicua: il 30,7% degli italiani dichiara di non avere un partito o movimento in cui si identifica, ma di valutare di volta in volta (era l\u201911,7% nel 2015) l\u2019offerta politica. Quindi, diminuisce un atteggiamento di distacco dai partiti (dal 52,7% del 2015, al 22,3% odierno) per effetto della aumentata discussione pubblica, ma pi\u00f9 che alimentare un\u2019adesione convinta, genera il riaffiorare di un sentimento di prossimit\u00e0-a-distanza e, in particolare, lievita un atteggiamento negoziale.<\/p>\n<p>\u00c8 il segno emblematico dell\u2019affievolimento delle appartenenze tradizionali, cui ancora nessuna cultura politica si \u00e8 sostituita. Infatti, se analizziamo questo risultato con la dichiarazione di collocazione nei tradizionali schieramenti politici degli interpellati, possiamo evidenziare dove siano le aree di elettorato pi\u00f9 critiche per l\u2019arena politica. Se l\u2019elettore di centro-sinistra \u00e8 fra quelli pi\u00f9 identificati con un partito (ma solo il 20,8%) o si sente vicino ad esso (39,4%), sono gli elettori cosiddetti moderati (di centro: 61,2%) a esprimere un atteggiamento di gran lunga negoziale. D\u2019altro canto, chi non ritiene di collocarsi in alcuna elle famiglie politiche, manifesta un forte distacco dalla politica (43,8%). Quindi, moderati e quanti non si riconoscono nelle tradizionali culture politiche costituiscono per i partiti i bacini elettorali cui attingere per accrescere la propria riserva elettorale.<\/p>\n<p>Il profilo di chi non vuole o riesce a collocarsi lungo il continuum destra-sinistra \u00e8 sufficientemente chiaro. Detto che si tratta di circa il 26,0% degli italiani, in questo gruppo troviamo pi\u00f9 facilmente la componente femminile (28,6%), i pi\u00f9 giovani (31,8%, fino a 24 anni), chi ha un basso titolo di studio (29,8%), le casalinghe (46,6%) e chi risiede nel Mezzogiorno (31,5%). Ma, ad oggi, quanti pensano di andare o meno a votare? Il 70,1% dichiara che si recher\u00e0 alle urne, mentre il restante 29,1% mostra pi\u00f9 o meno forti perplessit\u00e0. \u00c8 una quota non dissimile dall\u2019astensionismo registrato nel 2013, se non in leggero ulteriore aumento. Ad essere pi\u00f9 indecisi risultano pi\u00f9 che i giovani, le fasce di popolazione in condizione attiva sul mercato (35-64 anni), chi ha un basso titolo di studi e vive nel Centro Italia. In particolare, l\u2019incertezza riguarda chi ha un atteggiamento negoziale verso la politica, i distaccati, gli elettori di orientamento moderato e chi non si colloca nello schieramento politico.<\/p>\n<p>Il motivo prevalente (e crescente nel tempo) per cui non pensano di recarsi a votare \u00e8 perch\u00e9 lo ritengono un atto inutile: tanto le cose non cambiano (48,7%, 27,5% nel 2015). Da un lato, le tradizionali appartenenze politiche si sono sfarinate e l\u2019elettore guarda prevalentemente all\u2019offerta politica con occhi attenti, ma disincantati e negoziali. Dall\u2019altro lato, l\u2019incertezza dello scenario politico (che dura da un quarto di secolo!) e il senso di inutilit\u00e0 dell\u2019azione del voto pervade quote importanti dei cittadini. \u00c8 l\u2019immagine di un paese dove la fase di destrutturazione e la precariet\u00e0 costituiscono ormai la normalit\u00e0. E i tentativi di ricostruzione e riforma non sembrano trovare mai compimento. Anzi, quanto costruito viene demolito da chi viene dopo. Ma solo una progettualit\u00e0 costruttiva potr\u00e0 rigenerare il capitale sociale fondamentale per il futuro: la fiducia.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/la-stampa.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 29 gennaio 2018<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 9 al 22 gennaio 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.482 (su 13.384 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,5%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a><\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diminuisce il distacco degli italiani dalla politica, ma non aumenta l\u2019identificazione verso i partiti. Piuttosto, cresce una \u201cvicinanza disincatata\u201d e, soprattutto, un atteggiamento negoziale verso l\u2019offerta politica. 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