{"id":5827,"date":"2017-05-01T09:41:27","date_gmt":"2017-05-01T09:41:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=4895"},"modified":"2026-01-19T18:48:06","modified_gmt":"2026-01-19T17:48:06","slug":"4895-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2017\/05\/01\/4895-2\/","title":{"rendered":"Indagine LaST: come cambiano il lavoro e il sindacato"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo del lavoro diventa progressivamente un universo di galassie professionali. La diffusione di sempre nuove tecnologie e il dipanarsi della quarta rivoluzione industriale se sicuramente rendono obsoleti alcuni lavori, nello stesso tempo aprono orizzonti alla nascita di nuovi mestieri, con competenze diverse dalle precedenti. Come in una sorta di \u201cbig bang\u201d, stiamo assistendo \u2013 quasi giornalmente \u2013 a un\u2019espansione dell\u2019universo lavorativo e al sorgere di nuove attivit\u00e0. Le conseguenze di simili fenomeni investono una molteplicit\u00e0 di ambiti e aprono nuove sfide nella sfera dei diritti e dei doveri, delle imprese e dei lavoratori, delle tutele e della rappresentanza. Ecco, la rappresentanza. \u00c8 diventato un mestiere complicato, per tutte le forme organizzate degli interessi, sia chiaro: dalle associazioni imprenditoriali, a quelle professionali e istituzionali, per non dire dei partiti. Ma le organizzazioni dei lavoratori, fra tutte, hanno una lunga storia alle spalle e anch\u2019esse conoscono un\u2019<em>impasse<\/em>. Che deriva da alcuni ordini di motivi.<\/p>\n<p>Il primo risiede proprio nella progressiva articolazione dei lavori. Se in precedenza la \u201cclasse operaia\u201d della fabbrica costituiva l\u2019elemento identitario (e culturale), il riferimento obbligato sotto il profilo contrattuale, oggi i lavoratori sono \u201cfuori dalla classe\u201d. Gli operai rappresentano una minoranza e, pure al loro interno, sono presenti un mix di figure. Altri mestieri e professioni sono cresciuti. Il lavoro si fa diffuso nei luoghi e nelle forme, con orari asincroni e una crescente difficolt\u00e0 a distinguere quello manuale da quello intellettuale. Le organizzazioni sindacali faticano a raggiungerli e a rappresentarli. Di qui, la confederalit\u00e0 e il tradizionale solidarismo fra lavoratori diventa pi\u00f9 complicato e complesso da gestire, perch\u00e9 gli interessi si moltiplicano. Cos\u00ec prendono vita organizzazioni specifiche che tutelano particolari gruppi di lavoratori, proliferando e diluendo la rappresentanza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un secondo elemento da considerare: la rappresentanza si realizza con almeno un interlocutore (imprenditoriale, politico). Ma se anche questi \u00e8 in una condizione di debolezza, il ruolo di portatore d\u2019interessi entra reciprocamente in difficolt\u00e0. Gli esecutivi in passato (Berlusconi prima, Renzi poi) hanno ricercato una disintermediazione nei confronti dei \u201ccorpi intermedi\u201d, aggirandoli e inseguendo una relazione diretta con i mondi di riferimento. I risultati di una simile azione, dopo un periodo di contrapposizioni, si sono conclusi con un ritorno sui propri passi. In realt\u00e0, pi\u00f9 per demerito della politica che per merito delle organizzazioni sindacali, spesso ancorate a posizioni difensive. Ma all\u2019interno di questi processi, un\u2019altra dimensione contribuisce a complicare il mestiere della rappresentanza: i cambiamenti nelle culture del lavoro. Il peso crescente attribuito alla soggettivit\u00e0 e alle relazioni sul lavoro, l\u2019identificazione con l\u2019impresa, l\u2019idea di un lavoro inteso come un percorso di crescita professionale, la valorizzazione del merito: sono tutti aspetti divenuti largamente maggioritari negli orientamenti dei lavoratori, ma di cui le organizzazioni sindacali faticano a comprendere e, soprattutto, a tradurre concretamente nelle tutele, nella contrattazione. Infine, ma non per importanza, la forza della rappresentanza si nutre della reputazione e della stima che un\u2019organizzazione gode al di fuori della propria platea di riferimento. Proprio questo \u00e8 l\u2019oggetto della ricerca di Community Media Research: come sono mutate nel tempo le opinioni della popolazione e dei lavoratori verso le organizzazioni sindacali? Innanzitutto, osserviamo una divergenza fra quanto espresso dalla popolazione in generale, da un lato, e i lavoratori, dall\u2019altro, sul ruolo del sindacato in Italia. Nell\u2019immaginario collettivo aumenta il peso assegnato al sindacato nella sua funzione di tutela e nel concorrere allo sviluppo del paese. Ben il 40,0% ritiene che in Italia le cose andrebbero peggio se i sindacati non ci fossero (era il 33,1% nel 2015), mentre chi ne farebbe volentieri a meno rimane al di sotto del 30% (27,7% nel 2015). Non c\u2019\u00e8 dubbio che la contrapposizione al Jobs Act, la battaglia sui voucher e l\u2019attivismo referendario abbiano pagato in termini di visibilit\u00e0. Tuttavia, l\u2019esito non \u00e8 analogo se concentriamo l\u2019attenzione sui lavoratori, ovvero la platea di riferimento dei sindacati. Sul finire degli anni \u201990 del secolo scorso, la maggioranza fra i dipendenti (54,5% nel 1998) assegnava un ruolo positivo. Progressivamente per\u00f2 questo parterre si riduce fino ad assestarsi oggi al 43,3%. Per contro, salgono al 30,5% quanti ritengono che le cose in Italia andrebbero meglio senza i sindacati (era il 13,1% nel 1998), mentre diminuisce l\u2019area dell\u2019indifferenza (26,2%, era il 32,4% nel 1998) verso queste organizzazioni. Questi esiti sono il frutto dell\u2019opinione che i sindacati non siano in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori (66,9%, era il 54,5% nel 2015). I motivi di quest\u2019incapacit\u00e0 rimangono sostanzialmente identici nel tempo. Da un lato, i sindacati sono percepiti al pari dei partiti (47,1%), dall\u2019altro non si ritiene siano in grado di comprendere le attuali trasformazioni del mondo del lavoro (35,3%).<\/p>\n<p>Simili esiti confermano, una volta di pi\u00f9, la necessit\u00e0 di una rivisitazione soprattutto culturale della rappresentanza del mondo del lavoro. Le esperienze, a ben vedere, non mancano. Il \u201crinnovamento\u201d contrattuale di Federmeccanica e quello di CNA siglati assieme a CGIL-CISL-UIL sono la dimostrazione di come sia possibile innovare a partire da nuove (condi)visioni del lavoro. Testimoniano che \u2013 seppure con fatica \u2013 un sindacato (dei lavoratori, cos\u00ec come degli imprenditori) pu\u00f2 re-interpretare il proprio ruolo. Perch\u00e9 nell\u2019epoca delle galassie dei lavori, c\u2019\u00e8 bisogno di qualcuno in grado di offrire un universo comune.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/la-Stampa_LaST.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 1 Maggio 2017<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 6 al 12 aprile 2015 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 specializzata Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.655 (su 14.103 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,4%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo del lavoro diventa progressivamente un universo di galassie professionali. 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