{"id":5819,"date":"2017-02-27T12:00:48","date_gmt":"2017-02-27T12:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=4629"},"modified":"2026-01-19T18:48:15","modified_gmt":"2026-01-19T17:48:15","slug":"indaginelast-stato-mercato-societa-la-competizione-come-sviluppo-o-aumento-disuguaglianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2017\/02\/27\/indaginelast-stato-mercato-societa-la-competizione-come-sviluppo-o-aumento-disuguaglianze\/","title":{"rendered":"#indagineLaST Stato, mercato, societ\u00e0: la competizione come sviluppo o aumento disuguaglianze?"},"content":{"rendered":"<p>Sperimentiamo un tempo in cui gli scenari mutano con elevata rapidit\u00e0. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell\u2019apertura dei mercati internazionali, al riemergere di protezionismi e al riaffermare sovranit\u00e0 nazionali. \u00c8 la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato. I movimenti di opinione populisti e sovranisti, tesi a un ritorno alle vecchie regole, hanno buon gioco e trovano in una parte consistente della popolazione un\u2019accoglienza elevata. Il cambiamento quando non genera sviluppo, ma una minore distribuzione della ricchezza e di opportunit\u00e0, produce resistenze. Ci\u00f2 avviene in quasi tutto il Vecchio Continente (e non solo), ma nel nostro paese trova una particolare intensit\u00e0: l\u2019ascensore sociale si \u00e8 sostanzialmente bloccato e le speranze di una mobilit\u00e0 si sono ampiamente ridotte. La lentezza, poi, con cui stiamo uscendo da un lungo periodo di recessione appesantisce ulteriormente la percezione di vivere in un paese che non offre possibilit\u00e0 di sviluppo e di crescita. Cos\u00ec, una parte dei giovani decide di spostarsi all\u2019estero, alcune imprese dislocano i loro centri decisionali e talvolta produttivi in parti del mondo pi\u00f9 dinamiche. Se a tutto ci\u00f2 aggiungiamo che l\u2019Italia rimane un paese ad alto tasso di corporativizzazione, dove l\u2019intreccio di interessi \u00e8 talmente vischioso da rallentare \u2013 se non bloccare \u2013 qualsiasi tentativo di riforma; dove si reclama il cambiamento, ma ci\u00f2 deve riguardare prima gli altri; dove la cultura dei \u201cdiritti a prescindere\u201c prevale su quella della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d, possiamo comprendere come la \u201csindrome dello zero-virgola\u201d costituisca un meccanismo sociale e culturale, prima ancora che economico: temiamo il cambiamento perch\u00e9 potrebbe peggiorare le condizioni, anzich\u00e9 migliorarle.<\/p>\n<p>Dunque, meglio fare micro-aggiustamenti o addirittura rimanere fermi. Certo, \u00e8 fuorviante ingabbiare la totalit\u00e0 della popolazione in un simile perimetro. Anzi, parti consistenti sono portatrici di istanze di rinnovamento, di un diverso modo di concepire le prospettive dello sviluppo del paese. Ci\u00f2 non di meno, all\u2019interno di un\u2019articolazione di orientamenti prevalgono posizioni che esprimono una resistenza alle innovazioni, un timore a provare a uscire dalla crisi con modalit\u00e0 nuove. La ricerca ha sondato la popolazione italiana su come sia meglio agire per uscire dalla perdurante situazione di difficolt\u00e0, se fare leva sulla libera iniziativa (mercato), sulle risorse della societ\u00e0 civile (sussidiariet\u00e0) o sull\u2019intervento pubblico (stato).<\/p>\n<p>La libera competizione nei diversi ambiti della societ\u00e0 e dell\u2019economia \u00e8 un aspetto che divide nettamente gli orientamenti. Per il 49,1% \u00e8 il modo migliore per uscire dalla crisi e avviare lo sviluppo, ma per l\u2019altra met\u00e0 (50,9%) sarebbe foriera di un aumento delle disuguaglianze. La competizione sembra essere associata pi\u00f9 alla dimensione della \u201cperdita\u201d, che alla possibilit\u00e0 di premiare il \u201cmerito\u201d. Prevale l\u2019idea del pi\u00f9 forte che schiaccia il pi\u00f9 debole, rispetto a una prospettiva dove i talenti si comparano e, nella sfida, sollecitano a un miglioramento progressivo. Potrebbe essere diversamente leggendo le cronache quotidiane degli intrecci di interesse, delle corruttele di esponenti pubblici (pi\u00f9 o meno consapevoli) o di imprenditori e professionisti? Quando l\u2019umore prevalente \u00e8 che per accedere a posizioni di rilievo (e non solo) siano necessarie le raccomandazioni, pi\u00f9 che i meriti effettivi? Forse non \u00e8 un caso, allora, che ad associare la competizione a un aumento delle diseguaglianze siano proprio i lavoratori dipendenti, mentre chi propende per una maggiore libert\u00e0 d\u2019azione sia sostenuta da chi \u00e8 collocato al di fuori del mercato del lavoro (giovanissimi e ultra 65enni, pensionati e casalinghe), dagli abitanti del Nord Est.<\/p>\n<p>Tutti i dati ufficiali, per\u00f2, rilevano come in Italia \u2013 diversamente dal resto d\u2019Europa \u2013 sia aumentata la povert\u00e0 e la disuguaglianza. Con quale modalit\u00e0 sarebbe pi\u00f9 opportuno agire al fine di diminuire simili fenomeni? Ben due terzi fra gli italiani (65,3%) ritengono debba essere lo Stato a intervenire incrementando le politiche pubbliche. \u00c8 un orientamento particolarmente sostenuto dai pi\u00f9 giovani, dagli studenti e dai disoccupati ovvero da chi \u00e8 ai margini del mercato del lavoro.\u00a0 Viceversa, solo un terzo (34,7%) considera positivamente una mobilitazione delle risorse della societ\u00e0 civile, in un\u2019ottica sussidiaria, attraverso la collaborazione fra cittadini, in particolare fra gli imprenditori e chi vive nel Nord Est del paese.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di queste risposte aiuta a individuare quattro orientamenti degli italiani fra prevalenza del mercato, dello stato o della societ\u00e0 nell\u2019aiutare il paese a uscire dalla crisi. Il gruppo pi\u00f9 cospicuo \u00e8 quello degli \u201cstatalisti\u201d (39,1%), particolarmente diffuso fra i 30enni, gli operai e chi vive nel Mezzogiorno: ritengono la competizione apportatrice di disuguaglianze e per combatterla \u00e8 necessario incrementare l\u2019intervento statale. Segue quello dei \u201criformisti\u201d (26,3%) costituito da chi vede nell\u2019aumento della competizione lo strumento migliore per uscire dalla crisi, ma contemperato dall\u2019intervento pubblico nel calmierare le disuguaglianze. Il terzo gruppo \u00e8 rappresentato dai \u201cliberisti\u201d (22,9%): la libera competizione e la collaborazione fra i cittadini sono le risorse principali per far ripartire il paese. Infine, i \u201csussidiari\u201d (11,7%): temono la competizione per le disuguaglianze che pu\u00f2 generare, ma ritengono la mobilitazione della societ\u00e0 civile la risposta migliore per ridurle.<\/p>\n<p>Dunque, non \u00e8 maggioritario, ma l\u2019indirizzo prevalente su come sollevare le sorti del paese e migliorare le condizioni delle persone consiste nella richiesta di una pi\u00f9 forte presenza dell\u2019intervento dello stato. Comprensibilmente, nell\u2019incertezza e nelle difficolt\u00e0, \u00e8 rassicurante utilizzare gli schemi del passato. Resta per\u00f2 una domanda. Con la crisi delle risorse pubbliche, significherebbe aumentare la tassazione: chi paga?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/la-Stampa-p.-16.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 27 febbraio 2017<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 18 ottobre al 4 novembre 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.566 (su 12.785 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,5%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sperimentiamo un tempo in cui gli scenari mutano con elevata rapidit\u00e0. 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