{"id":5795,"date":"2015-06-22T10:47:51","date_gmt":"2015-06-22T10:47:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=2511"},"modified":"2026-01-19T18:50:00","modified_gmt":"2026-01-19T17:50:00","slug":"2511-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2015\/06\/22\/2511-2\/","title":{"rendered":"Sostenibilit\u00e0 e sviluppo per una migliore qualit\u00e0 della vita"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo una metamorfosi inconsapevole. Le stagioni che stiamo attraversando sono segnate da trasformazioni sociali ed economiche radicali. Ci\u00f2 nonostante, fatichiamo a comprenderne fino in fondo la portata reale. Siamo immersi in una sorta di \u201cpresente continuo\u201d generato dalle nuove tecnologie della comunicazione, che fondono il passato e il futuro in qualcosa che ci appare tutto contemporaneo. Senza rendercene conto, viviamo un cambiamento epocale e stiamo riscrivendo i paradigmi dello sviluppo. L\u2019occasione di EXPO sotto questo profilo \u00e8 emblematica. Una molteplicit\u00e0 di paesi espone non solo architetture o cibi, ma mediante essi le idee di progresso che li connotano. Un\u2019evoluzione che per\u00f2 \u00e8 diversa da quella che ha originato le nostre societ\u00e0, e che ancora fatichiamo a prefigurare in modo compiuto. Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che non \u00e8 pi\u00f9 destinata a una crescita lineare e progressiva, ma molteplice e multidimensionale; non pu\u00f2 pi\u00f9 contare sull\u2019idea di una disponibilit\u00e0 illimitata di risorse ambientali e deve immaginarsi pi\u00f9 equa e sostenibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2513 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Organic-produce-in-basket-400x246.jpg\" alt=\"h\" width=\"346\" height=\"213\" \/><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2, all\u2019interno di un quadro complicato dal fatto che alcune parti (minoritarie) del globo hanno gi\u00e0 conosciuto lo sviluppo industriale, mentre altre (maggioritarie) si stanno affacciando in questi anni.<\/p>\n<p>Proprio per questi motivi, le teorie sul progresso stanno conoscendo rivisitazioni profonde. Studiosi come Senn, Attali, Latouche propongono prospettive diverse per lo sviluppo, passando dal considerare fondamentali la crescita delle capabilities individuali, fino all\u2019idea di una decrescita felice. La stessa misura della ricchezza di una nazione, attraverso il Prodotto Interno Lordo (PIL) \u00e8 da diversi anni messo in discussione e si cercano nuovi indicatori in grado di approssimare maggiormente la realt\u00e0. Di considerare come la ricchezza non sia solo frutto della produzione materiale, ma anche dello stato di salute, dell\u2019istruzione, del benessere psico-fisico di una popolazione.<\/p>\n<p>Su questi temi, la ricerca di Community Media Research ha interpellato gli italiani per comprendere quale sia l\u2019idea di sviluppo economico che ritengono auspicabile. Un elemento svetta in modo netto e coinvolge circa i tre quarti (72,0%) della popolazione, in particolare fra gli abitanti del Nord Est e del Centro-Sud. Non \u00e8 pensabile fermare il progresso e la crescita economica, \u00e8 necessario continuare a produrre e lavorare, ma mutandone il carattere: bisogna prestare attenzione soprattutto alla sostenibilit\u00e0 e alla qualit\u00e0 dello sviluppo. Dunque, \u00e8 diffusa l\u2019idea che il progresso abbia traiettorie non arginabili. Pur tuttavia, \u00e8 urgente indirizzarlo all\u2019insegna di un maggiore equilibrio con l\u2019ambiente e nei confronti delle diverse aree del pianeta. Soprattutto, che metta al centro la dimensione della qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>All\u2019opposto, troviamo quanti ritengono non si debba uscire dalla strada fin qui percorsa, che si debba continuare a lavorare e produrre come abbiamo fatto finora perch\u00e9 altrimenti rischieremmo di perdere la ricchezza costruita. Si tratta di una quota marginale presso la popolazione (5,0%) e con una particolare concentrazione nel Mezzogiorno. Fra queste posizioni, si collocano due punti di vista diversi, ma prossimi fra loro. Da un lato, quanti esprimono in modo manifesto l\u2019idea che la qualit\u00e0 della vita sia determinata da una riduzione drastica dei nostri ritmi di produzione e dei consumi. Anche questo caso annovera un nucleo di persone contenuto (17,6%), ma non marginale quantitativamente e particolarmente presente nel Nord Ovest del Paese, ovvero in quelle aree dove lo sviluppo industriale di matrice fordista ha avuto la maggiore presenza. Dall\u2019altro lato, si osserva un orientamento che si potrebbe definire difensivista. Il benessere fin qui acquisito \u00e8 sufficiente e pu\u00f2 bastare: l\u2019importante \u00e8 riuscire a difenderlo (5,4%).<\/p>\n<p>Volendo offrire una misura di sintesi, abbiamo costruito il profilo degli orientamenti verso lo sviluppo economico. Il gruppo pi\u00f9 cospicuo \u00e8 formato dai \u201csostenibili\u201d (72,0%) i quali mettono l\u2019accento sull\u2019equilibrio e la qualit\u00e0 del progresso. Tale posizione \u00e8 particolarmente presente presso la componente maschile, dei 60enni e degli studenti. Molto distante troviamo il gruppo dei \u201cdeclinisti felici\u201d (23,0%). \u00c8 una quota minoritaria, ma decisamente non esigua e che trova diffusione in particolare presso la componente femminile, i 50enni, chi possiede una laurea e abita nelle aree di pi\u00f9 antica industrializzazione (Nord Ovest). Infine, incontriamo il gruppo dei \u201cconservativi\u201d (5,0%) i quali propongono di non mutare il modello di sviluppo fin qui perseguito. \u00c8 una quota marginale, ma che ha un rilievo maggiore presso gli ultra 65enni, le casalinghe, quanti abitano nel Mezzogiorno e possiedono un basso titolo di studio.<\/p>\n<p>Sostenibilit\u00e0 ambientale, equilibrio dello sviluppo globale, centralit\u00e0 della qualit\u00e0 della vita costituiscono le aspettative verso lo sviluppo economico per la grande maggioranza degli italiani. Non sono solo semplici slogan, ma rappresentano la vision del futuro, i valori cardine grazie ai quali \u00e8 possibile (ri)pensare il futuro e l\u2019evoluzione dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 20 febbraio al 27 marzo 2015 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 specializzata Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.493 e, per una maggior rispondenza all\u2019universo della popolazione, l\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,6%. I partecipanti all\u2019indagine sono stati invitati a rispondere a un questionario via web attraverso i principali social network e grazie all\u2019attivazione di un campione casuale di nominativi raggiungibili via e-mail (CAWI) e telefonicamente (CATI). Daniele Marini ha progettato e diretto la ricerca. I risultati sono visitabili presso <a href=\"http:\/\/www.indaginelast.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.indaginelast.it<\/a>.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo una metamorfosi inconsapevole. Le stagioni che stiamo attraversando sono segnate da trasformazioni sociali ed economiche radicali. 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