{"id":5757,"date":"2013-05-06T16:14:30","date_gmt":"2013-05-06T16:14:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=261"},"modified":"2026-01-19T18:50:42","modified_gmt":"2026-01-19T17:50:42","slug":"le-nuove-mappe-valoriali-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2013\/05\/06\/le-nuove-mappe-valoriali-dellitalia\/","title":{"rendered":"Le nuove mappe valoriali dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il paesaggio economico e sociale attorno a noi muta repentinamente. Fatichiamo a comprendere quanto accade perch\u00e9 i nostri punti di riferimento tradizionali non sono pi\u00f9 d\u2019aiuto. Senza una mappa aggiornata delle trasformazioni culturali, e non solo di quelle economiche, non possiamo costruire il futuro dell\u2019Italia. Come un viaggiatore che usa una carta geografica non aggiornata, fatichiamo a orientarci, a trovare le strade. Di qui, il senso di spaesamento e di scoraggiamento che spesso ci coglie. Ormai possiamo delineare la nuova mappa dello sviluppo economico, bench\u00e9 \u2013 paralizzati dall\u2019indecisionismo &#8211; fatichiamo a scriverla. Sotto questo profilo, il nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta \u00e8 consapevole di avere di fronte a s\u00e9 una sfida fondamentale: scrollarsi di dosso l\u2019immagine di un Paese irretito da veti incrociati, polverizzato e (dis)articolato nelle sue molteplici istanze corporative. Un Paese in grado di darsi un collante, un\u2019idealit\u00e0 che accomuni. Capace di disegnare un futuro plausibile. Tuttavia una nuova mappa economica \u00e8 un fattore necessario, ma non sufficiente a costruire il nostro futuro. Manca qualcos\u2019altro, di cui accusiamo un grave ritardo: la riflessione sui cambiamenti culturali intervenuti nella societ\u00e0, negli orientamenti e nelle aspettative della popolazione. Manca una mappa dei nuovi riferimenti di valore che costituiscono il vero motore del cambiamento possibile e atteso.<\/p>\n<p>Come se vivessimo in un paese dissociato, che ha perso il contatto fra i rappresentanti e i suoi elettori, fra il centro e la periferia. Mentre un pezzo di classe dirigente del Paese pare non rendersi conto di quanto accade al di fuori delle proprie mura, la societ\u00e0 sperimenta per conto proprio \u2013 bene o male \u2013 nuovi ordini di valori, nuovi percorsi. Costruendo nuove mappe valoriali in modo autonomo. Cosicch\u00e9, emerge un\u2019immagine dell\u2019Italia distorta, dove sfuggono le premesse di tutte le politiche possibili: la condivisione di un\u2019idea, di un insieme di valori attorno ai quali edificare la comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/change.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-275 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/change-300x199.jpg\" alt=\"change\" width=\"284\" height=\"188\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un esempio del ritardo di questa riflessione sulle trasformazioni culturali \u00e8 stata evidenziata nella precedente puntata dell\u2019Indagine LaST, dove era emerso come una parte consistente della popolazione non si riconoscesse pi\u00f9 nelle tradizionali categorie politiche del \u2018900, ma fosse alla ricerca di nuovi criteri interpretativi. In questa seconda occasione affrontiamo gli orizzonti di valore che gli italiani vorrebbero nel futuro dell\u2019Italia: una sorta di mappa politico-valoriale per comprendere le aspettative sul paese che si vorrebbe.<\/p>\n<p>Il quadro che emerge ben rappresenta la complessit\u00e0 e, per certi versi, alcuni paradossi. Manifestiamo un\u2019idealit\u00e0 del futuro del Paese che affonda le radici nella nostra tradizione e con un buon grado di condivisione. Ma pare mancarci un collante istituzionale in grado di contenerla, dove le culture politiche e valoriali paiono deboli e scarsamente in grado di riconnetterle in un disegno unitario. D\u2019altro canto, veniamo da oltre due decenni di scontro \u2013 e non di confronto \u2013 fra fronti politici diversi. Anni di contrapposizioni pi\u00f9 spesso simili al tifo da stadio, in cui le istituzioni non hanno dato buona mostra di s\u00e9, n\u00e9 hanno avuto la capacit\u00e0 di sviluppare una riflessione sulle trasformazioni. Come se il tempo si fosse fermato alla fine del secolo scorso, mentre il mondo tutt\u2019attorno ha corso a velocit\u00e0 elevata. Cos\u00ec, per un verso, vorremmo un\u2019Italia con un\u2019atmosfera sociale accogliente e aperta, con un\u2019identit\u00e0 locale e internazionale allo stesso tempo, che trova nelle comunit\u00e0 territoriali la sua radice. D\u2019altro verso, la crisi sembra avere intaccato pi\u00f9 i comportamenti quotidiani (calo dei consumi) che il sistema dei valori cui essi s\u2019ispirano. Sono presenti orientamenti ancorati all\u2019individualismo e al consumismo, una sorta di narcisismo strisciante, piuttosto che quelli ispirati alla sobriet\u00e0 e alla meritocrazia. \u00c8 vivo un atteggiamento de-istituzionalizzato nei confronti della politica, dove si auspica la presenza di uno stato meno invasivo e una partecipazione politica meno mediata dai partiti. Nello stesso tempo, per\u00f2, si palesa l\u2019idea di una politica lungimirante incardinata in una visione europeista del nostro Paese.<\/p>\n<p>Un breve sondaggio non pu\u00f2 dar certo conto delle profonde trasformazioni culturali che attraversano il nostro Paese. Ci\u00f2 non di meno, racconta della necessit\u00e0 di aggiornare le nostre mappe culturali per leggere pi\u00f9 correttamente l\u2019Italia. Soprattutto, per dare un orizzonte ideale comune e pi\u00f9 condiviso al nostro futuro.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paesaggio economico e sociale attorno a noi muta repentinamente. Fatichiamo a comprendere quanto accade perch\u00e9 i nostri punti di riferimento tradizionali non sono pi\u00f9 d\u2019aiuto. 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