{"id":5177,"date":"2018-06-25T09:23:59","date_gmt":"2018-06-25T07:23:59","guid":{"rendered":"http:\/\/community.ingegneriareputazionale.com\/?p=5177"},"modified":"2026-01-19T18:47:36","modified_gmt":"2026-01-19T17:47:36","slug":"la-nuova-indagine-di-community","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2018\/06\/25\/la-nuova-indagine-di-community\/","title":{"rendered":"La nuova indagine di Community sui comportamenti d&#8217;acquisto degli italiani"},"content":{"rendered":"<p>Piace agli italiani fare acquisti online, ma non si vuole rinunciare alla soddisfazione della compera in negozio. A patto che\u2026 I mutamenti negli orientamenti e nei comportamenti dei consumatori e, insieme, la diffusione delle nuove tecnologie digitali stanno producendo una carsica, ma radicale trasformazione nel sistema produttivo: non solo dell\u2019industria, ma anche nel terziario. Il fenomeno \u00e8 noto. Per un paese come l\u2019Italia che pullula di micro imprese (oltre il 90% ha meno di 10 dipendenti) e dove i piccoli negozi hanno rappresentato la nervatura non solo commerciale, ma anche un presidio sociale del territorio e dei centri delle citt\u00e0, l\u2019avvento delle grandi piattaforme distributive e delle vendite online sta rapidamente mutando il panorama. La diffusione e l\u2019utilizzo di internet sta crescendo progressivamente. E l\u00ec \u00e8 possibile acquistare ormai qualsiasi tipo di prodotto a prezzi pi\u00f9 convenienti rispetto al negozio fisico. Dall\u2019home banking, ai biglietti di treni e aerei, piuttosto che una cena al ristorante o la vacanza, fino a una trasferta in auto, tutto transita attraverso la rete. Facile, comoda, vantaggiosa economicamente.<\/p>\n<p>La minore disponibilit\u00e0 di spesa delle famiglie, certificata da un andamento dei consumi per lungo tempo sostanzialmente piatto, ha incrociato le nuove opportunit\u00e0 offerte dalle tecnologie digitali. Secondo gli ultimi dati dell\u2019Istat, nel 2017 i frequentatori di internet che acquistano online sono cresciuti dal 50,5% al 53,0% in un anno. Invece, fra quanti non hanno fatto acquisiti negli ultimi 3 mesi, il 43,2% ha comunque cercato informazioni su merci e servizi, o ha venduto beni online. Siamo ancora distanti dalle soglie raggiunte in Europa, dove la spesa in rete coinvolge l\u201981% dei britannici, il 79% dei danesi o il 73% dei tedeschi (Eurostat). Noi ci collochiamo al quart\u2019ultimo posto sui 28 paesi della UE, davanti solo a Cipro, Bulgaria e Romania.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non di meno, \u00e8 un fenomeno in costante crescita, il cui impatto \u00e8 plasticamente dimostrato dal ricambio veloce dei negozi dei nostri centri storici: continue chiusure di botteghe, soprattutto di quelle tradizionali, e sostituzione con altre in franchising. Che a loro volta mutano pi\u00f9 o meno rapidamente. Per non dire della crisi che sta progressivamente investendo anche le catene distributive nei grandi centri commerciali. Considerando solo le imprese del commercio al dettaglio nell\u2019arco di un decennio (2008-2017) in Italia si sono perse oltre 20.000 unit\u00e0 (-2,5%), assestandosi alla fine dello scorso anno a quota 795.887. La prospettiva dei negozi fisici \u00e8 dunque segnata? La competizione con le vendite online \u00e8 destinata a vederli soccombere? L\u2019ultima rilevazione di Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, prova a rispondere a tali quesiti attraverso gli orientamenti degli italiani in materia di spese.<\/p>\n<p>Innanzitutto, l\u2019esperienza dell\u2019acquisto mediante piattaforme digitali interessa una larga quota della popolazione. I quattro quinti (79,7%) degli interpellati ha acquistato qualcosa online nell\u2019ultimo triennio. \u00c8 un\u2019occasione sperimentata in particolare dalla componente maschile, dalle generazioni pi\u00f9 giovani, ma anche dai 50enni. A questi dobbiamo aggiungere anche quanti non lo fanno direttamente, ma si fanno aiutare da qualcuno (12,7%), perch\u00e9 non hanno dimestichezza, non dispongono di un computer o di una connessione a internet. In questo caso, \u00e8 soprattutto la componente femminile e le persone pi\u00f9 anziane a doversi rivolgere ad altri. Residuale, infine, sono quanti non hanno mai fatto una simile esperienza o richiesta (7,6%), con una maggiore frequenza fra le persone ultra 65enni, i disoccupati, e quanti risiedono nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Questi esiti raccontano ormai di un\u2019esperienza diffusa fra gli italiani, intuitivamente fra le persone pi\u00f9 giovani e maggiormente avvezze alle nuove tecnologie. Ma, secondo i dati Istat e di altre ricerche, sono comportamenti che si vanno diffondendo rapidamente e in costante crescita. Ci\u00f2 prefigura, quindi, una prospettiva fosca per i negozi fisici? Considerando gli orientamenti degli italiani non \u00e8 proprio cos\u00ec. Complessivamente \u00e8 solo una parte marginale (5,7%) della popolazione che auspicherebbe la loro chiusura a favore esclusivo delle piattaforme di vendita online. I motivi sono legati soprattutto alle possibilit\u00e0 di risparmio e alla velocit\u00e0 dell\u2019azione. Ma \u00e8 rilevante sottolineare che una simile prospettiva non \u00e8 desiderabile neppure da chi pratica gli acquisti tramite internet. Infatti, la maggioranza degli interpellati vorrebbe che entrambe le modalit\u00e0 di spesa (online e negozi fisici) coesistessero (57,2%). A patto per\u00f2 che l\u2019attivit\u00e0 commerciale sia in grado di offrire un prodotto o un servizio diverso, meglio ancora se personalizzato. Paradossalmente questo orientamento \u00e8 sostenuto proprio da chi pi\u00f9 di altri acquista sulle piattaforme digitali.<\/p>\n<p>Si configura cos\u00ec una polarizzazione nell\u2019azione dell\u2019acquisto: si cercano in rete prevalentemente prodotti o servizi standard, che non richiedono particolari sofisticazioni. Ma per avere una maggiore personalizzazione o un servizio dedicato ci si rivolge a un negozio fisico. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 ben il 37,2% degli italiani desidera che l\u2019attivit\u00e0 commerciale resista anche in futuro: per una questione di fiducia in chi serve, perch\u00e9 pu\u00f2 sperimentare la qualit\u00e0 del prodotto o perch\u00e9 preferisce essere seguito e consigliato da qualcuno. Va da s\u00e9 che questa prospettiva sia segnalata in particolare da chi non fa acquisti online e dai pi\u00f9 anziani. Ma anche dalla componente femminile, che predilige una relazione individualizzata, da chi ha un titolo di studio elevato e da quanti abitano nelle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi. In questo senso, il negozio fisico continua a rappresentare un\u2019entit\u00e0 di riferimento nella geografia sociale. Per la peculiarit\u00e0 che hanno svolto nella nostra societ\u00e0, nell\u2019essere un punto di riferimento non solo per gli acquisti, ma anche per le relazioni che in esso e attorno ad esso si sviluppano all\u2019interno delle citt\u00e0. Tuttavia, gli esiti dicono che la prospettiva per sopravvivere nella competizione digitale non \u00e8 tanto (o solo) sui costi che i negozi devono sostenere rispetto alle piattaforme online. Ma \u00e8 legata al tipo di offerta di prodotti e servizi qualitativamente diversi (e pi\u00f9 elevati) e sempre pi\u00f9 personalizzati e consulenziali: con il cliente al centro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dall\u201911 al 15 aprile 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.657 (su 14.426 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,4%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su www.agcom.it e www.communitymediaresearch.it<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piace agli italiani fare acquisti online, ma non si vuole rinunciare alla soddisfazione della compera in negozio. 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