{"id":4475,"date":"2017-01-30T11:43:30","date_gmt":"2017-01-30T11:43:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=4475"},"modified":"2026-01-19T18:48:22","modified_gmt":"2026-01-19T17:48:22","slug":"appartenenza-ai-gruppi-sociali-unistantanea-sulla-percezione-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2017\/01\/30\/appartenenza-ai-gruppi-sociali-unistantanea-sulla-percezione-degli-italiani\/","title":{"rendered":"Appartenenza ai gruppi sociali: un&#8217;istantanea sulla percezione degli Italiani"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019avvento della crisi finanziaria ed economica nel 2008 costituisce uno spartiacque per i paradigmi dello sviluppo, i cui effetti sono tuttora presenti sotto molteplici dimensioni. Fra le conseguenze, la pi\u00f9 evidente \u00e8 la <em>polarizzazione<\/em> del sistema produttivo: le imprese si sono divise in modo sempre pi\u00f9 netto fra chi ha ottenuto performance positive e chi ha manifestato difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 marcate. Generalmente, le prime sono quelle che hanno investito nei processi di innovazione e si sono aperte alle relazioni con i mercati esteri. Le seconde, invece, sono quante non hanno saputo\/potuto innovare e hanno operato esclusivamente sul mercato domestico. Fra questi due poli, lo spazio di manovra ispirato a un\u2019attesa passiva in vista di un miglioramento, ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato. Ora questo processo di divaricazione sempre pi\u00f9 netto si sta spostando dal piano del sistema produttivo a quello delle famiglie e degli individui. E tutto fa pensare che avr\u00e0 una velocit\u00e0 relativamente elevata, di cui gi\u00e0 oggi avvertiamo i segnali. \u00c8 sufficiente consultare gli ultimi dati per verificare l\u2019accentuarsi di un fenomeno di recrudescenza della povert\u00e0 e di polarizzazione nelle condizioni economiche delle famiglie.<\/p>\n<p>L\u2019Istat stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia (2015) sia a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale (era il 28,3% nel 2014). Questi dati ci collocano ancora lontano dalla soglia individuata dalla strategia Europea 2020 che ha indicato per il nostro paese una quota poco inferiore ai 13 milioni di individui, quando oggi superiamo di molto i 17 milioni. E mentre in Europa mediamente si assiste a un calo della povert\u00e0, noi scaliamo verso l\u2019alto la classifica, purtroppo unico caso in cui saliamo nelle graduatorie internazionali. E non solo aumenta l\u2019esclusione sociale, ma anche la distanza fra ricchi e poveri. L\u2019Istat evidenzia come fra il 2009 e il 2014 il reddito in termini reali cali in misura maggiore per le famiglie appartenenti al 20% pi\u00f9 povero, ampliando cos\u00ec la distanza da quelle pi\u00f9 ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte rispetto alle pi\u00f9 povere. La polarizzazione delle condizioni economiche, poi, investe anche le famiglie italiane e, come sottolinea l\u2019ultimo rapporto Caritas, tale processo scardina le tradizionali categorie sociali che \u2013 in precedenza \u2013 erano quelle pi\u00f9 a rischio di esclusione. Oggi i sistemi di disuguaglianza investono anche le generazioni pi\u00f9 giovani, chi pur avendo un lavoro e con pochi figli per\u00f2 \u00e8 precario o ha una bassa remunerazione. Soprattutto tocca sempre pi\u00f9 da vicino anche il ceto medio, erodendone le tradizionali certezze. Non \u00e8 un caso che dopo il voto in Gran Bretagna (Brexit), l\u2019elezione di Trump negli USA e il diffondersi di movimenti populisti che intercettano parti significative di elettorato appartenente al ceto medio, l\u2019attenzione della politica verso i temi della coesione sociale stiano rientrando nell\u2019agenda politica. Come sia modificata l\u2019appartenenza ai diversi gruppi sociali da parte della popolazione \u00e8 l\u2019oggetto dell\u2019ultima rilevazione di Community Media Research. L\u2019esito complessivo rimarca la polarizzazione nelle condizioni economiche percepite. Se nel 2011 poco pi\u00f9 della met\u00e0 degli italiani (52,2%) si ascriveva al ceto medio-alto e alto, oggi solo il 26,5% si colloca nei medesimi gruppi sociali. Viceversa, se aumenta leggermente la quota di quanti si identificano nel ceto basso (9,5%, era il 4,5% nel 2011), accrescono significativamente quanti vanno a ingrossare le fila del ceto medio-basso che dal 43,3% (2011) passano al 64,1% (2016). Dunque, \u00e8 soprattutto una parte consistente del ceto medio a subire una divaricazione nelle condizioni economiche percepite, sospinte a una mobilit\u00e0 verso il basso, pi\u00f9 che verso l\u2019alto. \u00c8 un fenomeno che investe l\u2019intero nostro paese, ma che conosce nel Mezzogiorno un particolare deterioramento. Nel 2011 il 46,6% degli interpellati si situava nei ceti medio-basso e basso, per salire a ben il 78,8% nel 2016. Di qui, come ha recentemente sottolineato anche il premier Gentiloni, l\u2019attenzione che l\u2019esecutivo vuole destinare alle generazioni pi\u00f9 giovani e al Mezzogiorno. Confrontando le auto-collocazioni nei due periodi \u00e8 possibile definire la mobilit\u00e0 sociale percepita degli italiani, ovvero come e se funziona l\u2019ascensore sociale. L\u2019esito ci consegna un paese in gran parte bloccato. Per quasi i due terzi degli italiani (62,1%) l\u2019ascensore sociale rimane sempre allo stesso piano: nel periodo esaminato (2011-16) non hanno conosciuto scostamenti significativi, al pi\u00f9 hanno avuto una mobilit\u00e0 orizzontale. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto, in particolare, per i pi\u00f9 giovani (68,2% fino a 34 anni), i laureati (69,4%), chi appartiene ai ceti medio-alto e alto (86,6%) ed \u00e8 residente al Nord (66,6%). Invece, per un terzo (34,3%) l\u2019ascensore sociale \u00e8 sceso verso il basso. Tale discesa coinvolge le persone al crescere dell\u2019et\u00e0 (41,0% oltre 65 anni), chi ha un titolo di studio medio-basso (35,8%) ed \u00e8 disoccupato (49,6%). Soprattutto, interessa chi risiede nel Mezzogiorno (43,2%) e chi appartiene al ceto medio-basso (41,7%) e basso (67,4%). Sono molto pochi (3,6%) coloro che hanno conosciuto una mobilit\u00e0 sociale ascendente e in modo pressoch\u00e9 esclusivo chi apparteneva al ceto medio-alto (11,1%).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, non solo siamo di fronte a un processo di polarizzazione delle condizioni economiche degli italiani, ma \u00e8 evidente come \u2013 in assenza di possibilit\u00e0 di mobilitazione sociale ascendente \u2013 si palesi anche un \u201ceffetto spirale\u201d che sospinge verso una marginalit\u00e0 ulteriore chi gi\u00e0 si trovava in difficolt\u00e0, da un lato. E, dall\u2019altro, risucchi verso l\u2019alto solo quanti occupavano gi\u00e0 posizioni elevate. Parafrasando il compianto sociologo Bauman, pi\u00f9 che \u201cliquido\u201d, l\u2019Italia \u00e8 un paese \u201cvischioso\u201d, dove l\u2019ascensore sociale funziona poco o, quando funziona, \u00e8 altamente selettivo. Ripresa economica lenta e mobilit\u00e0 sociale bloccata sono due ostacoli da rimuovere velocemente per costruire il futuro del paese.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/La-Stampa-p.34_LaST.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 30 gennaio 2017<br \/>\n<\/a><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Il-Secolo-XIX.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Secolo XIX, 30 gennaio 2017<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 18 ottobre al 4 novembre 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.486 (su 12.785 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,5%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avvento della crisi finanziaria ed economica nel 2008 costituisce uno spartiacque per i paradigmi dello sviluppo, i cui effetti sono tuttora presenti sotto molteplici dimensioni. 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