{"id":4301,"date":"2016-11-21T17:17:26","date_gmt":"2016-11-21T17:17:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=4301"},"modified":"2026-01-19T18:48:33","modified_gmt":"2026-01-19T17:48:33","slug":"europa-gli-italiani-sono-per-il-remain-ma-e-necessario-un-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2016\/11\/21\/europa-gli-italiani-sono-per-il-remain-ma-e-necessario-un-cambiamento\/","title":{"rendered":"Europa: gli italiani sono per il &#8220;remain&#8221;, ma \u00e8 necessario un cambiamento"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Europa non gode buona salute, e purtroppo non \u00e8 una novit\u00e0. Dallo scoppio della crisi del 2008 e la gestione successiva segnata da un\u2019austerity ai limiti del parossismo, passando per la (non) gestione dei flussi migratori, fino alla Brexit, l\u2019Unione non ha dato certamente il meglio s\u00e9. La stessa riunione agostana a Ventotene fra i primi ministri di Francia, Germania e Italia, dove si sarebbe dovuto scrivere le \u201cpagine del futuro dell\u2019UE\u201d (Renzi dixit), non ha suggellato passi in avanti. Anzi, da allora le divisioni si sono ulteriormente accentuate e da qualche settimana lo stesso Premier italiano sta lanciando strali verso un\u2019Unione sorda alla flessibilit\u00e0 necessaria per fronteggiare le emergenze umanitarie e una ripresa economica ancora troppo lenta. L\u2019esito di tale aggrovigliamento dell\u2019UE \u00e8 aver alimentato venti di protesta e populismi, tanto da non rendere implausibile una deflagrazione di quel progetto che ha fin qui garantito pace e sviluppo a un novero sempre pi\u00f9 ampio di nazioni. L\u2019uscita dall\u2019Unione sancita con il referendum popolare (per quanto ora in discussione) dalla Gran Bretagna rappresenta l\u2019evento pi\u00f9 traumatico e le prove delle prossime elezioni politiche in diversi paesi costituiranno ulteriori banchi di prova per la tenuta di quel disegno. Nel nostro paese, poi, non mancano esponenti politici e partiti che criticano ferocemente la burocrazia europea, fino ad auspicare un\u2019uscita dall\u2019Unione emulando i britannici o l\u2019abbandono della moneta unica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/eu_2.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4303 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/eu_2-400x291.jpg\" alt=\"eu_2\" width=\"318\" height=\"231\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/LaStampa_p.5.pdfvvvvvvvvvvvvv\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa, 21 novembre 2016<\/a><\/p>\n<p>Dunque, molti fattori sembrano remare contro l\u2019UE e congiurare sulla sua tenuta. Ma fino a che punto la popolazione esprime un sentimento anti-europeista? In che misura si guarda con favore all\u2019uscita dell\u2019Italia dal consesso continentale? La ricerca realizzata sui cittadini italiani racconta, per\u00f2, di un orientamento generale certamente non entusiasta verso l\u2019Europa, con aree non marginali di criticit\u00e0, ma sicuramente non incline a prospettive di abbandono. Anzi, si chiede al Governo italiano un maggiore e rinnovato impegno nel cambiamento dell\u2019UE volto a un suo rafforzamento.<\/p>\n<p>Abbiamo chiesto agli italiani in che misura seguirebbero la scia britannica indicendo un referendum popolare volto a stabilire se rimanere o meno nell\u2019Unione. La maggioranza (56,3%) ritiene che su un argomento cos\u00ec spinoso dovrebbero essere i politici eletti a decidere il da farsi, mentre poco pi\u00f9 un quarto (28,1%) sarebbe dell\u2019avviso che fosse il popolo a decidere. Sar\u00e0 anche quanto \u00e8 accaduto nel dopo-Brexit e, forse, non rappresenter\u00e0 un rinnovato feeling verso i politici, ma un simile esito evidenzia una cautela degli interpellati nel decidere \u201cdi pancia\u201d verso temi cos\u00ec complessi. E costituisce anche un\u2019attribuzione di responsabilit\u00e0 nei confronti dei propri rappresentanti, di non poco conto. Anche perch\u00e9 comunque l\u2019Unione \u00e8 vissuta come una conquista, un\u2019istituzione di cui non ci si pu\u00f2 sbarazzare con imperizia. Prova ne sia che solo il 13,0% considera l\u2019Europa un ostacolo nel cammino di uscita dalle difficolt\u00e0 economiche del nostro Paese. Per contro, una misura pi\u00f9 che doppia (28,0%) la valuta un\u2019opportunit\u00e0 per superare le carenze nostrane. Alla fine la maggioranza fra gli italiani vive l\u2019UE come una necessit\u00e0 (57,5%), che per\u00f2 deve essere ripensata nella sua struttura e negli obiettivi. In definitiva, prevale un orientamento verso l\u2019Unione Europea duplice e complementare. Da un lato, spaventa una larga fetta di popolazione la prospettiva di uscire dall\u2019UE e, soprattutto, abbandonare l\u2019euro per tornare alla vecchia lira. Nel primo caso, i due terzi degli intervistati (64,4%) ritengono che se l\u2019Italia non facesse parte dell\u2019Unione le difficolt\u00e0 economiche sarebbero ancora peggiori, attribuendole un ruolo difensivo e propulsivo per il nostro sistema produttivo. Nel secondo caso, ben il 71,7% considera l\u2019uscita dall\u2019euro foriera di una recrudescenza delle nostre condizioni economiche. Dall\u2019altro lato, \u00e8 diffusa l\u2019idea che l\u2019Italia si debba impegnare per favorire un mutamento delle politiche e delle prospettive dell\u2019UE, anche negoziando nuove e pi\u00f9 flessibili regole. Cos\u00ec, i quattro quinti degli italiani (80,5%) auspicherebbero che il Governo promuovesse un coordinamento tra le politiche economiche delle diverse nazioni, e ci\u00f2 avrebbe ricadute positive anche sulle performance dell\u2019Italia. Ci\u00f2 dovrebbe essere accompagnato dall\u2019ottenimento di una maggiore flessibilit\u00e0 sui vincoli finanziari (55,4%), per quanto su questo punto specifico gli intervistati mostrino una maggiore cautela forse memori della nostra tradizionale abilit\u00e0 nell\u2019aggirare le norme. In definitiva, sommando gli orientamenti espressi, confrontandoli con quanto rilevato nel 2014, emerge una tendenziale polarizzazione degli atteggiamenti verso l\u2019UE. Gli \u201ceuro-convinti\u201d, quanti considerano deleterio un abbandono dell\u2019Unione e dell\u2019euro, costituiscono i due terzi della popolazione (67,4%), quota in leggera crescita rispetto al 2014 (63,6%). All\u2019opposto, gli \u201canti-euro\u201d (15,2%), totalmente contrari all\u2019UE, sono una parte minoritaria, ma non marginale, anch\u2019essi in lieve aumento sul 2014 (11,7%). Ne consegue che gli \u201ceuro-flebili\u201d (9,4%, erano 13,9% nel 2014), favorevoli all\u2019Unione, ma con perplessit\u00e0, e gli \u201ceuro-scettici\u201d (8,0%, erano il 10,8% nel 2014), indifferenti o propensi a uscire dall\u2019UE, diminuiscono di peso.<\/p>\n<p>L\u2019Europa, per quanto acciaccata e mai cos\u00ec frammentata, priva di una visione comune e ingessata nel rivisitare i valori di riferimento, tuttavia costituisce ancora un orizzonte comune per la grande maggioranza degli italiani. Non scalda pi\u00f9 i cuori come un tempo, ma sarebbe deleterio privarsene. Anzi, proprio in questi frangenti si chiede alla politica nazionale di farsene carico, di essere motore di un suo cambiamento. E forse non \u00e8 un caso che gli \u201ceuro-convinti\u201d siano i pi\u00f9 giovani, gli studenti, i laureati: chi auspica un futuro davanti a s\u00e9, un progetto in cui investire.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 18 ottobre al 4 novembre 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.486 (su 12.785 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,5%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa non gode buona salute, e purtroppo non \u00e8 una novit\u00e0. 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