{"id":3945,"date":"2016-07-25T10:43:40","date_gmt":"2016-07-25T10:43:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=3945"},"modified":"2026-01-19T18:49:25","modified_gmt":"2026-01-19T17:49:25","slug":"lastitaly-si-vive-meglio-in-italia-o-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2016\/07\/25\/lastitaly-si-vive-meglio-in-italia-o-allestero\/","title":{"rendered":"#Lastitaly. Si vive meglio in Italia o all&#8217;estero?"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo in un grande condominio globale. Le nuove tecnologie della comunicazione, nel breve volgere di alcuni anni, ci hanno spalancato le porte al mondo. Grazie alla televisione prima e poi, soprattutto, a internet possiamo vedere qualsiasi angolo del mondo, anche in tempo reale. Non esistono musei, spiagge, montagne che non possiamo visionare su uno schermo di computer o di smartphone. Anzi, noi stessi contribuiamo con foto e video postati nei social network ad aumentare le possibilit\u00e0 di avvicinarci \u2013 almeno virtualmente \u2013 a territori e a realt\u00e0. Se a questo aggiungiamo lo sviluppo dei mezzi di trasporto che consente di raggiungere, ormai in uno spazio di tempo relativamente breve, anche luoghi un tempo molto lontani, possiamo comprendere come lo spazio e il tempo siano due dimensioni che si sono ristrette, accorciate. Al punto che, paradossalmente, non ci servono pi\u00f9 80 giorni per fare il giro del mondo, ma potremmo realizzarlo in una giornata e stando comodamente seduti a casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3947 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/signora-al-pc-400x234.png\" alt=\"signora al pc\" width=\"400\" height=\"234\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/LaStampa_p.-15.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p.15, 25 luglio 2016<\/a><\/p>\n<p>Fra le conseguenze di simili fenomeni, c\u2019\u00e8 un aumento esponenziale delle nostre possibilit\u00e0 di comparazione, pi\u00f9 o meno fondate razionalmente. Assai pi\u00f9 d\u2019un tempo, grazie a un\u2019esperienza vissuta direttamente oppure indirettamente grazie alle nuove tecnologie o a quanto riportato da parenti e conoscenti, abbiamo la possibilit\u00e0 di confrontare il nostro modo di vivere con quello di altri. Possiamo paragonare il nostro contesto di vita con chi vive in realt\u00e0 diverse. E costruire una rappresentazione, un\u2019idea, fare un raffronto. Ne deriva una sorta di classifica del nostro senso di appartenenza e sul \u201cben-vivere\u201d, dove collochiamo il nostro Paese rispetto ad altri. Spesso nelle discussioni private e nel dibattito pubblico si avverte un sentimento critico verso l\u2019Italia, si guarda altrove come modelli di vita, di organizzazione statuale. Mancando un senso forte di identit\u00e0 nazionale, riteniamo che in altri Paesi le cose funzionino e si viva meglio. Non solo siamo afflitti da forme superficiali di \u201cbenaltrismo\u201d, per cui c\u2019\u00e8 sempre qualcos\u2019altro di meglio e di pi\u00f9 urgente da fare, e in questo modo nulla muta. Ma potremmo coniare il neologismo dell\u2019\u201caltrovismo\u201d: nella vulgata pubblica e nei mezzi di comunicazione, sembra prevalere l\u2019esistenza di un luogo altro dove le cose procedono meglio, dove si sta pi\u00f9 soddisfacentemente. La fuga dei cervelli, i pensionati che vanno vivere all\u2019estero, imprese che delocalizzano: tutti fenomeni evidenziati come indicatori di un\u2019Italia in declino. Senza nulla voler togliere alla problematicit\u00e0 di simili eventi, prevale effettivamente l\u2019immagine di un paese che \u00e8 peggiore di altri?<\/p>\n<p>La ricerca svolta ha esplorato il sentiment della popolazione su questi argomenti. Abbiamo proposto una lista di Paesi chiedendo agli intervistati di esprimere l\u2019opinione se, rispetto all\u2019Italia, l\u00ec si vivesse meglio, peggio o nello stesso modo. Su 8 nazioni, ben 4 ottengono una valutazione pi\u00f9 lusinghiera rispetto al risiedere in Italia: su tutte prevale la Svizzera (81,7%), seguita da Australia (72,1%), Germania (69,2%) e Gran Bretagna (51,0%). Come si pu\u00f2 osservare, si tratta di nazioni che, per diversi ordini di ragioni, hanno la reputazione di essere efficienti e funzionali. Di essere governate. Va sottolineato come la Gran Bretagna (15,8%) sia, in questo gruppo, la nazione che ottiene il punteggio pi\u00f9 elevato fra quelle ritenute avere un livello peggiore di vita rispetto all\u2019Italia. A questo si accoda un secondo gruppo di Paesi in cui le condizioni generali risultano pi\u00f9 simili all\u2019Italia, come Francia (58,0%) e Spagna (57,7%). Gli USA sono la nazione che polarizza maggiormente, in modo quasi eguale, l\u2019opinione fra quanti ritengono si viva meglio (33,4%) o, all\u2019opposto, peggio (29,7%) rispetto al nostro Paese. In questo caso, le origine latine si fanno avvertire e ci fanno accomunare, mentre gli Stati Uniti sono pi\u00f9 divisivi nella percezione. Fanalino di coda troviamo la Tunisia, sicura meta per il turismo, ma decisamente non paragonabile al nostro livello di vita (87,9%).<\/p>\n<p>Sommando le diverse opzioni rilevate possiamo individuare un indicatore \u00a0di appartenenza da cui scaturiscono tre profili. Il gruppo prevalente \u00e8 composto dai \u201ccosmopoliti\u201d (52,2%) ovvero da quanti ritengono che negli altri Paesi si viva come in Italia, che le differenze non siano cos\u00ec radicali come si pensa: tutto il mondo \u00e8 paese. Questo sentiment \u00e8 avvertito maggiormente dalla componente maschile, al crescere dell\u2019et\u00e0 e da chi risiede nel Centro-Nord. Il secondo gruppo \u00e8 rappresentato dagli \u201cesterofili\u201d (43,6%), chi ritiene che all\u2019estero si stia meglio che in Italia. Va qui sottolineato come le donne, le generazioni pi\u00f9 giovani, gli studenti e chi risiede nel Mezzogiorno si ritrovi maggiormente in questa opinione. Il terzo gruppo \u00e8 quantitativamente marginale ed \u00e8 rappresentato dagli \u201citaliani DOC\u201d (4,2%), quanti ritengono che in Italia si viva decisamente meglio che nel resto di tutti gli altri Paesi.<\/p>\n<p>Esce una rappresentazione dell\u2019Italia forse meno sgangherata di quanto solitamente non emerga dalle cronache quotidiane e dall\u2019immaginario collettivo. La possibilit\u00e0 (reale o virtuale che sia) di raffrontare altre realt\u00e0 permette di soppesare meglio i pro e i contro della vita nelle altre nazioni. E di dare un giusto valore a dove viviamo. Nello stesso tempo, per\u00f2, va sottolineato l\u2019esistenza cospicua di un \u201caltrovismo\u201d, dell\u2019idea e dell\u2019esperienza che in altri Paesi si viva meglio che in Italia. E ci\u00f2 che non pu\u00f2 non preoccupare \u00e8 che tale opinione sia diffusa soprattutto fra le giovani generazioni, le donne e chi risiede nelle aree pi\u00f9 svantaggiate. Perch\u00e9 non fare nulla per limitare questo \u201caltrovismo\u201d \u00e8 sperperare le nostre ricchezze, offuscare il futuro dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 22 marzo al 4 aprile 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Quantitas. I rispondenti totali sono stati 1.997 (su 13.287 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,2%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un grande condominio globale. Le nuove tecnologie della comunicazione, nel breve volgere di alcuni anni, ci hanno spalancato le porte al mondo. 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