{"id":3553,"date":"2016-04-03T10:20:59","date_gmt":"2016-04-03T10:20:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=3553"},"modified":"2026-01-19T18:49:34","modified_gmt":"2026-01-19T17:49:34","slug":"3553-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2016\/04\/03\/3553-2\/","title":{"rendered":"#lastart: valorizzare il patrimonio culturale"},"content":{"rendered":"<p>Avere una ricchezza e non saperla valutare adeguatamente. Accade di possedere qualcosa di valore, ma di non rendercene conto. \u00c8 la nostra \u201cricchezza estetica\u201d: il patrimonio artistico, architettonico e culturale diffuso sul territorio. Disponiamo una fonte di risorse (potenziali), ma non sappiamo utilizzarla in modo fruttuoso. La quotidianit\u00e0 nell\u2019incrociare palazzi, piazze, siti, monumenti andando al lavoro, piuttosto che passeggiando per i centri delle nostre citt\u00e0, li rende usuali: fanno parte del nostro paesaggio. Ma \u00e8 quando andiamo in un paese estero che possiamo considerare quanta e qual \u00e8 l\u2019abbondanza di ricchezze diffuse di cui disponiamo. Oppure quando un monumento \u00e8 danneggiato dall\u2019incuria nostra o da visitatori maldestri e maleducati. O ancora quando un turista straniero si meraviglia per la quantit\u00e0 di opere presenti. Per un paese come l\u2019Italia che non dispone di materie prime pregiate, la storia ci ha lasciato un insieme di \u201crisorse estetiche\u201d che hanno poche eguali al mondo. E che se fossero ben utilizzate, potrebbero generare (e gi\u00e0 oggi lo fanno) una parte significativa del PIL.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3555 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/330px-Reggia_Venaria_Reale-IMG_1882.jpg\" alt=\"330px-Reggia_Venaria_Reale-IMG_1882\" width=\"330\" height=\"248\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Finegil-lastart.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Quotidiani Finegil, 03 aprile 2016<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/CorAlpi-lastart.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Corriere delle Alpi, 03 aprile 2016<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Il-Piccolo-lastart.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Piccolo, 03 aprile 2016<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Messaggero-Veneto-lastart.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Messaggero Veneto, 03 aprile 2016<\/a><\/p>\n<p>Tant\u2019\u00e8 che l\u2019ultimo rapporto annuale sul sistema produttivo culturale (Fondazione Symbola e Unioncamere) sottolinea come le imprese delle filiere culturali e creative producano 78,6 miliardi di valore aggiunto e contagino gli altri settori dell\u2019economia fino a mobilitare complessivamente il 15,6% del valore aggiunto nazionale (227 miliardi di euro), con Vicenza, Pordenone e Treviso che si collocano fra le prime 10 province in Italia (rispettivamente al 3\u00b0, 4\u00b0 e 5\u00b0 posto). Le 443.458 imprese del sistema produttivo culturale (di cui 54.539 nel Nord Est, il 12,2%) generano il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia, pari a 74,9 miliardi di euro. Se includiamo anche le istituzioni pubbliche e le realt\u00e0 del non profit attive nel settore della cultura, tale cifra raggiunge gli 80 miliardi di euro circa (5,7% della ricchezza nazionale). Insomma, possediamo un giacimento di tesori artistici, storici e culturali che dobbiamo valorizzare in modo sistematico.<\/p>\n<p>Quanto tale patrimonio sia frequentato e in che modo esso possa essere utilizzato al meglio \u00e8 l\u2019oggetto della rilevazione svolta presso la popolazione da Community Media Research. Poco meno della met\u00e0 dei nordestini si pu\u00f2 definire un frequentatore assiduo (45,5%, oltre 4 volte l\u2019anno) di mostre, musei, siti archeologici del nostro paese, ma che vedono friulani e giuliani guidare nettamente la classifica (76,3%). Mentre una quota analoga manifesta una presenza saltuaria (47,0%, 1-3 volte l\u2019anno), con una particolare accentuazione fra trentini e alto atesini (72,4%). I pi\u00f9 assidui a queste attivit\u00e0 sono soprattutto le donne, gli studenti e gli adulti (55-64 anni), chi possiede una laurea. Dunque, anche sotto il profilo delle presenze e delle visite non sono pochi quanti dedicano parte del loro tempo libero a gustare le bellezze artistiche, ma sicuramente c\u2019\u00e8 un\u2019area ancora ampia di persone di cui si pu\u00f2 catturare l\u2019interesse.<\/p>\n<p>Che ci sia uno spazio potenziale su cui investire non solo in termini di informazione sulle opportunit\u00e0 di visite, ma anche di consapevolezza della necessit\u00e0 di investire nella conoscenza culturale, \u00e8 testimoniata dal fatto che meno dei due terzi dei nordestini (60,5%) ritengano sia giusto pagare un biglietto d\u2019ingresso nei luoghi della cultura, quota che cala drasticamente soprattutto in Trentino Alto Adige (27,6%), mentre per i restanti due quinti (39,5%) si dovrebbe entrare gratuitamente. Inoltre, per il 48,5% il costo del biglietto \u00e8 considerato eccessivo, mentre per il 35,5% \u00e8 adeguato e addirittura per il 16,0% troppo economico. Sono soprattutto i residenti del Trentino e Alto Adige a sottolineare l\u2019onerosit\u00e0 dei costi (78,7%). Quindi, la maggioranza ritiene necessario pagare per visitare il nostro patrimonio artistico, ma una quota importante calcola tale costo eccessivo. Nel contempo, esiste una minoranza non esigua che valuta i patrimoni culturali del paese un bene indivisibile e che in tal senso dovrebbero essere disponibili gratuitamente per tutti.<\/p>\n<p>Appare evidente l\u2019incongruenza fra le attese di una parte non modesta della popolazione e le disponibilit\u00e0 calanti di risorse pubbliche che rende inattuabile la possibilit\u00e0 di fruire di luoghi culturali liberamente, poich\u00e9 presentano un costo di manutenzione, oltre che di gestione, elevato. Dunque, servono risorse economiche per conservare e far fruttare i nostri beni. In questo senso, negli anni \u00e8 avanzata \u2013 in verit\u00e0 con non poche difficolt\u00e0 \u2013 la riflessione circa un\u2019apertura ai privati nella gestione del patrimonio artistico e culturale dell\u2019Italia. \u00c8 sufficiente ricordare le polemiche e le difficolt\u00e0 burocratiche che si materializzano quando qualche imprenditore intende intervenire nel restauro di un monumento o s\u2019ipotizza la sua presenza nella gestione di un museo. A fronte di un 18,0% che vorrebbe lo Stato come amministratore esclusivo, per converso e in misura diversa, si \u00e8 fatta strada l\u2019ipotesi di una compartecipazione dei privati finalizzata a valorizzare e a dare una gestione pi\u00f9 manageriale alle nostre \u201crisorse estetiche\u201d. La parte prevalente (65,0%, soprattutto in Friuli Venezia Giulia: 89,1%) intravede ancora lo Stato quale responsabile principale assieme al privato, mentre un\u2019apertura maggiore alle imprese vede schierati complessivamente il 17,0% degli interpellati (soprattutto fra i veneti: 18,2%). Insomma, l\u201985,5% considera auspicabile un\u2019apertura (97,4% in Friuli Venezia Giulia), mentre il 14,5% valuta tale opportunit\u00e0 deprecabile.<\/p>\n<p>Quindi, i nordestini vedono favorevolmente l\u2019ingresso dei privati, ma il confronto con il resto dell\u2019Italia restituisce un\u2019immagine mediamente pi\u00f9 restia a un\u2019apertura decisa. E ci\u00f2 paradossalmente se consideriamo la particolare diffusione della cultura imprenditoriale in questi territori. Si auspica una maggiore valorizzazione e managerialit\u00e0 nella gestione del patrimonio culturale, a patto per\u00f2 che lo Stato continui a detenerne la guida e ne permetta una fruizione gratuita. Nel Nord Est l\u2019ambito culturale costituisce una risorsa latente ancora da esplorare e da mettere a frutto in modo strategico. A fianco del sistema produttivo materiale, le \u201crisorse estetiche\u201d e immateriali sono un asset fondamentale, che gi\u00e0 oggi producono una ricchezza sottovalutata. La loro contaminazione rappresenta un vero e proprio acceleratore economico e fa capire che, organizzandola bene, con la cultura si mangia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research ha realizzato l\u2019indagine a livello nazionale dal 25 novembre al 7 dicembre 2015 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Quantitas. I rispondenti totali sono stati 1.378 (su 12.981 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,6%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Il documento completo \u00e8 visitabile presso <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.communitymediaresearch.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.agcom.it<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avere una ricchezza e non saperla valutare adeguatamente. 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