{"id":3379,"date":"2016-02-29T13:21:12","date_gmt":"2016-02-29T13:21:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=3379"},"modified":"2026-01-19T18:49:40","modified_gmt":"2026-01-19T17:49:40","slug":"3379-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2016\/02\/29\/3379-2\/","title":{"rendered":"#lastart: l&#8217;entusiasmo sopito degli italiani"},"content":{"rendered":"<p>Una ripresina rallentata, un dinamismo frenato: paiono ossimori, ma \u00e8 questa la prospettiva che gli italiani intravedono per la propria famiglia e per l\u2019economia nei prossimi anni. D\u2019altro canto, non si pu\u00f2 dar loro torto. Ascoltando le notizie che provengono dai mercati finanziari e dalle istituzioni economiche non c\u2019\u00e8 di che stare allegri. La borsa \u00e8 volatile e instabile; le stime di crescita mondiale sono positive, ma progressivamente riviste al ribasso. Una parte dei famosi BRICS, che fino a poco tempo fa trainavano l\u2019economia mondiale (Russia, Brasile), sono in affanno e la stessa Cina \u2013 che pur continua a svilupparsi \u2013 ha rallentato il suo slancio. Le vicende internazionali poi (Siria, migrazioni, terrorismo,\u2026) decisamente non aiutano a semplificare il quadro complessivo. Guardando all\u2019Italia, le stime di PIL hanno il segno positivo, ma sono state riviste al ribasso. In pi\u00f9 pesa molto la situazione di alcune banche locali che hanno bruciato cospicue risorse di famiglie e imprese. \u00c8 facile comprendere come, agli occhi della popolazione, il quadro complessivo sia contrassegnato ancora da molte incertezze. E con l\u2019incertezza aumenta la dimensione della cautela, della prudenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/camion_autostrada.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3395 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/camion_autostrada.jpg\" alt=\"camion_autostrada\" width=\"307\" height=\"231\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/LaStampa-p.-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p.1, 29 febbraio 2016<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/LaStampa-p.-9.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p. 9, 29 febbraio 2016<\/a><\/p>\n<p>Soprattutto se, dopo la ventata di cambiamento portata dal governo Renzi con le sue riforme e le promesse, i risultati tardano a dispiegarsi in modo sistematico oppure non sono cos\u00ec eclatanti come si attendeva. Certo, le responsabilit\u00e0 non sono esclusive dell\u2019esecutivo, perch\u00e9 le problematiche ereditate hanno radici che affondano indietro nel tempo e il contesto istituzionale europeo, con i suoi vincoli burocratici e politici, non aiuta a risolvere i problemi che il Paese deve affrontare. Ci\u00f2 non di meno, la sindrome dello \u201czero-virgola\u201d impedisce un decollo veloce e stabile ai germogli di ripresa che pur si sono registrati in questi mesi. A dicembre 2015 il 43,3% degli italiani riteneva uguali e migliorate le proprie condizioni economiche rispetto a 5 anni prima, con una misura del tutto analoga a quella rilevata nel 2013 (42,1%). E poco pi\u00f9 della met\u00e0 dichiarava che il proprio reddito mensile era adeguato a sostenere le spese ordinarie (57,4%, era il 56,1% nel 2013). Ovvero, lo specchio di un paese sostanzialmente stabile.<\/p>\n<p>Se proviamo a chiedere agli italiani cosa prefigurano per il futuro proprio e dell\u2019economia del Paese nei prossimi anni l\u2019esito non si discosta, anzi arretra. Complessivamente, quasi due terzi (61,9%) fra gli interpellati prevedono per s\u00e9 e per la propria famiglia una stabilit\u00e0 della propria ricchezza pi\u00f9 che un incremento, mentre il restante terzo (33,4%) ritiene ci sar\u00e0 un ulteriore peggioramento. L\u2019economia del territorio in cui risiedono non gode una migliore percezione, tutt\u2019altro: circa i due quinti (39,3%) delineano una stabilit\u00e0 e un miglioramento, ma ben il 51,1% prevede una recrudescenza della situazione. Un po\u2019 meglio si suppone andr\u00e0 per l\u2019Italia: quasi la met\u00e0 (46,4%) auspica una congiuntura stabile e di sviluppo, ma una quota quasi analoga (43,1%) suppone vi saranno ulteriori difficolt\u00e0. Migliore di tutte si prefigura l\u2019economia in Europa: per il 56,9% dei casi si stima soprattutto in sviluppo.<\/p>\n<p>Dunque, per gli italiani le condizioni economiche cresceranno all\u2019estero, negli altri paesi europei, rimarranno sostanzialmente stabili per s\u00e9 e la propria famiglia, ma non miglioreranno di molto per l\u2019Italia e, soprattutto, per il proprio territorio. Tale quadro, tuttavia, non solo riverbera l\u2019immagine di un\u2019Italia che ancora fatica a ripartire in modo deciso, quanto meno nella percezione della popolazione. Di pi\u00f9, rispetto al 2014 \u2013 anno di ventate di cambiamento (rottamazione, come si ricorder\u00e0) \u2013 assistiamo oggi all\u2019emergere di un entusiasmo sopito, pi\u00f9 incline alla preoccupazione che all\u2019ottimismo. Infatti, il confronto con quanto rilevato nel 2014 evidenzia uno spostamento degli umori, in arretramento.<\/p>\n<p>Sommando le risposte fornite \u00e8 possibile delineare quattro profili dei rispondenti. Gli \u201cottimisti\u201d sono un quinto degli interpellati (21,9%), ma erano ben di pi\u00f9 nel 2014: il 34,3%. Annoverano chi, per tutte le dimensioni, ipotizza percorsi di miglioramento economico e, in proporzione, si trovano nel Nord Ovest dell\u2019Italia, ovvero l\u00e0 dove maggiori sono state le trasformazioni dell\u2019economia in questi anni. Due, per\u00f2, sono i gruppi pi\u00f9 cospicui. Il primo \u00e8 degli \u201cattendisti\u201d (34,9%, era il 39,2% nel 2014) ovvero di quanti oscillano attorno a una condizione di stabilit\u00e0 o di leggero miglioramento per il futuro. Il secondo gruppo \u00e8 di \u201cpreoccupati\u201d (32,8%), in netta crescita rispetto al 2014 (21,7%), e comprendono quelli che hanno una visione tendenzialmente pessimista per le condizioni economiche future, prospettiva particolarmente diffusa nel Nord Est e fra le giovani generazioni. Infine, troviamo i \u201cpessimisti\u201d (10,4%), nucleo marginale, ma in aumento rispetto al 2014 (4,8%), che prevede un sostanziale declino generalizzato. Quindi, gli italiani sono soprattutto \u201cattendisti\u201d, cauti sul futuro dell\u2019economia, aumentano la schiera dei \u201cpreoccupati\u201d, di chi teme un inasprimento delle difficolt\u00e0, e si contraggono gli \u201cottimisti\u201d.<\/p>\n<p>Posto che la percezione delle condizioni economiche degli italiani risulta invariata in questi ultimi anni, una maggiore prudenza sulle prospettive future pu\u00f2 derivare sicuramente dall\u2019incertezza del contesto generale, ma in particolare dalla lentezza con cui i cambiamenti si manifestano concretamente. Con la distanza che c\u2019\u00e8 fra il dire e il fare. Il premier Renzi opportunamente si sforza di offrire una narrazione positiva, utile per tracciare il percorso da compiere. Ma fra un atteggiamento entusiastico e il gufare, esiste un approccio di (sano) realismo con cui fare i conti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ripresina rallentata, un dinamismo frenato: paiono ossimori, ma \u00e8 questa la prospettiva che gli italiani intravedono per la propria famiglia e per l\u2019economia nei prossimi anni. 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