{"id":2953,"date":"2015-11-23T11:37:12","date_gmt":"2015-11-23T11:37:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=2953"},"modified":"2026-01-19T18:49:49","modified_gmt":"2026-01-19T17:49:49","slug":"lastjobs-stipendi-uguali-no-grazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2015\/11\/23\/lastjobs-stipendi-uguali-no-grazie\/","title":{"rendered":"#Lastjobs: stipendi uguali? no grazie"},"content":{"rendered":"<p>Il lavoro \u00e8 attraversato da trasformazioni profonde. Com\u2019\u00e8 comprensibile, in questi anni di crisi, l\u2019attenzione si \u00e8 concentrata esclusivamente sulle imprese in difficolt\u00e0, chiusure, fallimenti e disoccupazione. Tuttavia, nel mentre questi fenomeni accadevano, via via si diffondevano nuove visioni del fare impresa. Flessibilit\u00e0 e adattamento, velocit\u00e0 e competitivit\u00e0 sono ormai le parole d\u2019ordine, i criteri con cui vengono definite le strategie delle aziende. Assistiamo sempre pi\u00f9 a una contaminazione fra settori produttivi e a una rottura dei confini tradizionali. Funzioni terziarie che entrano nelle fabbriche, manodopera che diventa \u201cmentedopera\u201d, macchine e app digitali che disintermediano lavoratori. Sempre pi\u00f9 si parla di Industria 4.0, di fabbrica intelligente e digitalizzata, di piccole imprese che sviluppano reti fra loro e costituiscono hub produttivi. Dunque, mutano le filosofie, si ridefiniscono le vision aziendali e l\u2019organizzazione del lavoro. Che il sistema produttivo italiano si stia (pi\u00f9 o meno tutto e pi\u00f9 o meno velocemente) incamminando su questi nuovi sentieri \u00e8 testimoniato dai dati dell\u2019Istat e Bankitalia, cos\u00ec come dalle istituzioni internazionali: tutti rilevano una leggera ripresa, dopo lunghi anni di difficolt\u00e0. Per converso, decisamente una minore attenzione \u00e8 dedicata all\u2019altra metamorfosi che interessa il lavoro: gli orientamenti culturali della popolazione e dei lavoratori stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/alfa_romeo_mito_mirafiori_fabbrica.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2955 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/alfa_romeo_mito_mirafiori_fabbrica-400x266.jpg\" alt=\"alfa_romeo_mito_mirafiori_fabbrica\" width=\"319\" height=\"212\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/LaStampa-p.1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p. 1, 23 novembre 2015<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/LaStampa-p.12.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p. 12, 23 novembre 2015<\/a><\/p>\n<p>Il cambiamento che attraversa il mondo produttivo non sarebbe stato possibile in assenza di un capitale umano e professionale adeguato, in grado di recepire le necessit\u00e0 di adattamento a nuovi sistemi organizzativi. Sotto questo profilo, spesso si lamenta (correttamente) che i lavoratori italiani possiedono titoli di studio inferiori alla media dei loro colleghi europei, che meno di loro sono all\u2019interno del sistema di formazione continua. Si tratta di gap che devono essere assolutamente colmati. Ma \u00e8 limitativo considerare solo il titolo di studio come misura delle competenze presenti. Cos\u00ec quasi mai ci s\u2019interroga sulle culture professionali, se e in che misura siano mutati i valori e i criteri verso il lavoro. Le ricerche testimoniamo come siamo di fronte a cambiamenti profondi nelle culture del lavoro, in particolare fra le giovani generazioni. Il lavoro \u00e8 progressivamente inteso come un percorso in cui sviluppare una crescita professionale, piuttosto che come un mero posto di lavoro. La dimensione della gratificazione personale \u00e8 data non solo dal salario percepito, ma anche dalle opportunit\u00e0 di crescita, dalle relazioni sociali e dal clima che si possono costruire in azienda, la possibilit\u00e0 di identificarsi con l\u2019impresa in cui si lavora: sono tutti aspetti giudicati importanti e attraverso i quali si valuta un\u2019opportunit\u00e0 occupazionale. Dunque, la soggettivit\u00e0 nel lavoro entra come un elemento discriminante per le persone, diviene un criterio fondativo. A parit\u00e0 di condizioni economiche, la scelta nei confronti di un\u2019opportunit\u00e0 occupazionale andr\u00e0 verso ci\u00f2 che potr\u00e0 consentire uno sviluppo di carriera, una progressione nelle competenze e nelle responsabilit\u00e0, la possibilit\u00e0 di realizzare relazioni positive e appaganti. Tutto ci\u00f2 cambia anche i criteri con cui valutare lo sviluppo professionale. Posti di fronte alla scelta se il compenso per un lavoro non debba discostarsi pi\u00f9 di tanto, indipendentemente dalle capacit\u00e0 personali, oppure invece debba essere remunerato di pi\u00f9 chi possiede maggiori capacit\u00e0, la popolazione e i lavoratori non hanno dubbi: prevale quest\u2019ultima opzione. Dunque, un orientamento pi\u00f9 espressamente \u201cegualitarista\u201d coinvolge non pi\u00f9 del 7,1% della popolazione, analogamente a una quota di incerti che non esprime una propria valutazione (7,0%). Gli \u201cegualitaristi\u201d sono leggermente pi\u00f9 presenti fra le giovani generazioni, gli operai, quanti hanno un titolo di studio basso e risiedono nel Mezzogiorno. Soprattutto, intuitivamente, fra i disoccupati. Viceversa, su un criterio contrassegnato dalla \u201cmeritocrazia\u201d si addensa ben l\u201985,6% degli interpellati. Oltre all\u2019elevato livello di accordo manifestato, l\u2019aspetto interessante \u00e8 dato dalla sostanziale assenza di fratture all\u2019interno degli interpellati. A segnalare come siamo di fronte a una condivisione di fondo che va oltre lo stesso mondo del lavoro. La possibilit\u00e0 di essere valutati sulla base delle proprie capacit\u00e0, della professionalit\u00e0 posseduta \u00e8 un\u2019aspirazione pi\u00f9 diffusa di quanto non si pensi. In fondo, segnala la necessit\u00e0 \u2013 in particolare nel nostro paese e non solo nel mondo del lavoro \u2013 di lasciare alle spalle raccomandazioni, privilegi, consorterie. Di potere liberare le energie presenti e di poter valorizzare chi pu\u00f2 effettivamente offrire un apporto positivo. Fin qui le aspettative, si dir\u00e0. Poi, nella pratica, soprattutto in certi ambiti del mondo del lavoro come nel pubblico impiego, con difficolt\u00e0 si accetta di essere valutati e misurati. Ci\u00f2 non di meno, \u00e8 diffuso il bisogno di respirare un\u2019aria nuova, valori diversi. Percepire che si possa concretizzare una discontinuit\u00e0 non solo nel modo di produrre e nel lavoro, ma anche nei criteri e nei valori che orientano le scelte: affermare il merito come opportunit\u00e0 di crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro \u00e8 attraversato da trasformazioni profonde. Com\u2019\u00e8 comprensibile, in questi anni di crisi, l\u2019attenzione si \u00e8 concentrata esclusivamente sulle imprese in difficolt\u00e0, chiusure, fallimenti e disoccupazione. 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