{"id":2871,"date":"2015-10-12T10:54:53","date_gmt":"2015-10-12T10:54:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=2871"},"modified":"2026-01-19T18:49:51","modified_gmt":"2026-01-19T17:49:51","slug":"lastjobs-posto-fisso-o-carriera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.community.it\/en\/2015\/10\/12\/lastjobs-posto-fisso-o-carriera\/","title":{"rendered":"#lastjobs: posto fisso o carriera?"},"content":{"rendered":"<p>Molte delle nostre certezze sono diventate pi\u00f9 fragili in questi periodi di profonde trasformazioni. Il lavoro \u00e8 sicuramente fra quelle pi\u00f9 intaccate. Non che sia una novit\u00e0: anche in altri periodi abbiamo vissuto momenti difficili sul mercato del lavoro. Basta andare con la memoria ai periodi della disoccupazione giovanile a met\u00e0 degli anni \u201880 per trovare tassi ancora pi\u00f9 elevati di quelli attuali. Tuttavia, in precedenza derivavano da crisi connesse a fasi di sviluppo: dopo un momento di assestamento, l\u2019economia riprendeva a crescere come prima. Cosicch\u00e9 la disoccupazione rientrava nei suoi parametri fisiologici. Le imprese ricominciavano ad assumere e le persone potevano trovare un posto di lavoro: fisso. E per \u201cfisso\u201d, cio\u00e8 stabile, sicuro, non si pensava solo al pubblico impiego. Un\u2019occupazione in una grande fabbrica, in un\u2019azienda chimica o dell\u2019energia, piuttosto che in una banca si poteva considerare al pari di un\u2019assicurazione sulla vita. Era quella certezza che consentiva di fare progetti relativamente duraturi per la propria vita. Oggi, l\u2019isola felice del posto fisso si \u00e8 erosa e vede come abitanti solo i dipendenti pubblici. Per tutto il resto, il lavoro inteso come posto fisso e stabile nel tempo \u00e8 un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 (pi\u00f9).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/fablab1-e1444647443458.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2879 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/fablab1-400x283.jpg\" alt=\"fablab\" width=\"241\" height=\"170\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/LaStampa_p.1-12.10.2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p. 1, 12 ottobre 2015<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/LaStampa_p.11-12.10.2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Stampa p. 11, 12 ottobre 2015<\/a><\/p>\n<p>Le trasformazioni dell\u2019economia hanno reso tutto pi\u00f9 flessibile e volatile, spingendo le imprese a rivisitare i loro modelli organizzativi: all\u2019insegna della adattabilit\u00e0 e delle nuove tecnologie per aumentare produttivit\u00e0 e competitivit\u00e0. E contenendo l\u2019occupazione. Ma non c\u2019\u00e8 solo questo. Negli ultimi due decenni si sono realizzati ripetuti interventi nella regolazione di un mercato del lavoro divenuto ingessato, a favore di una sua ineludibile maggiore duttilit\u00e0. Per contro, per\u00f2, l\u2019assenza di una rivisitazione del sistema degli ammortizzatori sociali e degli interventi volti a sostenere l\u2019occupabilit\u00e0 dei lavoratori, scarica su famiglie e individui l\u2019onere di un sostegno, della ricerca del lavoro o la ricollocazione di chi viene espulso. Il fatto che solo il 4% circa dei collocamenti lavorativi transiti dagli uffici dei Centri Pubblici per l\u2019Impiego, la dice lunga sul peso che grava sulle famiglie. L\u2019insieme di questi aspetti rende (anche) il lavoro pi\u00f9 incerto e spiega perch\u00e9 quando si palesi un concorso pubblico, il numero dei partecipanti sia di gran lunga superiore rispetto alle disponibilit\u00e0. (Mentre, per paradosso, ci sono imprese e settori che faticano a trovare persone disponibili.)<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che, nonostante tutti i segnali vadano in senso opposto, la richiesta di un \u201cposto fisso\u201d sia ancora l\u2019aspettativa fondamentale nei confronti del lavoro. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? La ricerca sugli orientamenti verso il lavoro offre risultati controintuitivi, meno scontati rispetto alle rappresentazioni offerte dai mezzi di comunicazione. Potendo scegliere, due terzi degli italiani preferirebbero un lavoro che offra possibilit\u00e0 di crescita professionale e di reddito, anche se flessibile (69,8%), mentre il restante terzo (30,2%) pur di avere un posto fisso rinuncerebbe alle possibilit\u00e0 di carriera. Dunque, per la maggioranza della popolazione il lavoro \u00e8 immaginato pi\u00f9 come un \u201cpercorso\u201d, che un \u201cposto\u201d. Si tratta di un cambiamento culturale rilevante rispetto alle epoche precedenti e mette in luce come, a parit\u00e0 di condizioni, la dimensione della gratificazione personale e dell\u2019investimento soggettivo sul lavoro abbiano assunto un ruolo centrale nelle preferenze delle persone.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che un simile orientamento sia sostenuto maggiormente dalle generazioni pi\u00f9 giovani e dagli studenti, dai maschi, chi ha una mansione e un titolo di studio elevato, da chi vive nel Nord Est. Fin qui le aspettative, i desiderata, che indicano una metamorfosi nelle culture del lavoro, di cui spesso non si tiene conto nel discorso pubblico e nelle relazioni sindacali. Tuttavia, queste propensioni si scontrano con una realt\u00e0 del mercato del lavoro che, nonostante i primi segnali positivi provenienti dalla riforma del Jobs Act del Governo Renzi, appare ancora problematico. Nella popolazione prevale ancora un sentiment di preoccupazione e disorientamento. Se da un lato, si vede nel lavoro in proprio quello che pi\u00f9 di altri permette alle persone di valorizzare le proprie capacit\u00e0 (80,9%); dall\u2019altro lato \u00e8 palpabile la preoccupazione per il futuro: l\u201984,6% ritiene sia giusto trasferirsi all\u2019estero per fare il lavoro desiderato, il 74,1% prevede che i giovani di oggi occuperanno in futuro una posizione sociale peggiore rispetto a quella dei loro genitori, il 68,5% pensa che i giovani desiderosi di fare carriera abbiano come unica speranza quella di trasferirsi all\u2019estero.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una distonia fra la propensione diffusa presso larga parte della popolazione a un lavoro che si snoda lungo un percorso di carriera in grado di realizzare una crescita professionale e remunerativa, da un lato. E, dall\u2019altro, un\u2019immagine del paese che non \u00e8 ancora in grado di offrire reali opportunit\u00e0, soprattutto per le giovani generazioni. Cos\u00ec, si sogna un lavoro professionalmente gratificante, anche se \u00e8 difficile trovare in questa Italia il lavoro dei propri sogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molte delle nostre certezze sono diventate pi\u00f9 fragili in questi periodi di profonde trasformazioni. Il lavoro \u00e8 sicuramente fra quelle pi\u00f9 intaccate. 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